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La mancata deroga ai Comuni sugli extraprofitti delle rinnovabili nel Sostegni-ter ha 3 conseguenze per gli enti locali

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La mancata deroga ai Comuni sugli extraprofitti delle rinnovabili nel Sostegni-ter ha 3 conseguenze per gli enti locali

Cos’è successo

Il sottosegretario di Stato all’Ambiente e alla sicurezza energetica Claudio Barbaro, interrogato alla Camera, ha spiegato che i Comuni non possono beneficiare della deroga al regime introdotto dal decreto legge 27 gennaio 2022 n. 4 (meglio noto come "decreto Sostegni-ter"): dovranno quindi continuare a restituire al GSE gli extraprofitti realizzati dagli impianti rinnovabili soggetti al meccanismo di compensazione a due vie previsto dall’articolo 15-bis.

Il fatto che i ricavi degli impianti comunali siano destinati al finanziamento di servizi di interesse generale non modifica l'applicazione della disciplina, ha specificato Barbaro.

Perché conta

  • I Comuni perdono la possibilità di ottenere un trattamento speciale, almeno per ora. Le amministrazioni che avevano chiesto di essere escluse dal meccanismo di compensazione non potranno sottrarsi alle restituzioni sulla base della destinazione sociale dei ricavi: gli introiti destinati, per esempio, ad asili, illuminazione pubblica o comunità energetiche non costituiscono una ragione sufficiente per ottenere una deroga;

  • Il ministero dell'Ambiente conferma un'interpretazione estensiva delle regole sugli extraprofitti. Il principio richiamato da Barbaro è che, quando un ente pubblico produce e vende elettricità sul mercato liberalizzato, deve essere trattato come qualsiasi altro produttore. La natura pubblica dell'operatore e la finalità dei ricavi non modificano l'applicazione dell'articolo 15-bis del decreto Sostegni-ter;

  • Barbaro, tuttavia, non ha escluso in assoluto una deroga: ha precisato che il ministero dell'Ambiente valuterà eventuali iniziative qualora cambi il quadro normativo: significa, in sostanza, che un'esenzione per Comuni o altri soggetti potrebbe essere introdotta in futuro dal legislatore.

Adesso

  • I Comuni dovranno continuare a effettuare le restituzioni previste dal meccanismo. In assenza di una modifica legislativa, infatti, le amministrazioni locali non possono considerare i ricavi destinati a servizi pubblici come una ragione per evitare la compensazione prevista dal decreto Sostegni-ter;

  • Potrebbe aumentare la pressione politica dei Comuni sul governo e sul parlamento: le amministrazioni locali potrebbero chiedere una modifica della normativa, sostenendo che sottrarre risorse agli impianti pubblici significa ridurre i fondi disponibili per servizi e progetti energetici;

  • Un eventuale cambio di regole dovrà arrivare dal legislatore. Il ministero dell'Ambiente non sembra infatti intenzionato a introdurre autonomamente una deroga, ma si adeguerebbe a una futura modifica normativa che escludesse determinati soggetti dal meccanismo di compensazione.

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