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La guerra si allarga da Hormuz al Mar Rosso e il petrolio tocca i 108 dollari al barile

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La guerra si allarga da Hormuz al Mar Rosso e il petrolio tocca i 108 dollari al barile

Cos’è successo

Il prezzo del petrolio è tornato a salire bruscamente giovedì, con il Brent salito fino al 7,1% e chiuso a 107,63 dollari, il livello più alto dal 19 maggio. Il Wti ha toccato i 103 dollari, chiudendo a 102,48, in rialzo del 6,69%. A spingere i prezzi è l'escalation nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso.

Usa e Iran si sono scambiati attacchi diretti, mentre gli Houthi - movimento armato yemenita legato all’Iran - hanno colpito l'Arabia Saudita e conquistato il porto di Mokha, stringendo la presa sullo stretto di Bab al-Mandeb, uno dei corridoi energetici più trafficati al mondo. "L'Iran e i suoi proxy stanno cercando di riprendere l'iniziativa nella guerra", ha scritto Jason Tuvey di Capital Economics, avvertendo che il rischio principale è un'ulteriore salita dei prezzi energetici nelle prossime settimane.

Perché conta

La svolta segna un salto di rilevanza per il conflitto, che da regionale rischia di diventare una minaccia sistemica per l'economia globale:


  • Per la prima volta S&P Global Energy non prevede un ritorno della produzione mediorientale ai livelli pre-bellici entro fine 2027, né una normalizzazione del traffico commerciale a Hormuz;
  • Il rialzo si è riversato sui mercati obbligazionari, con il Treasury decennale Usa salito oltre il 4,97%, il massimo da ottobre 2023, nonostante un riacquisto di titoli di Stato Usa da 5,2 miliardi di dollari per calmare i mercati;
  • I costi si sono già trasferiti ai consumatori: il diesel ha toccato un record di 5,98 dollari al gallone, i mutui trentennali sono saliti al 6,76% e la Bce ha alzato i tassi al 2,5% per contenere l'inflazione energetica importata.

Adesso

Diversi fronti restano ora aperti, e determineranno se l'escalation si fermerà o si allargherà ulteriormente:

  • Sul piano economico, S&P prevede prezzi del greggio tra 80 e 100 dollari fino al 2027, in netto contrasto con la promessa di Trump di un rapido ritorno dell'energia a basso costo dopo le elezioni di midterm del 3 novembre;
  • Sul piano diplomatico, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiesto due volte a Trump di colpire militarmente gli Houthi, come già accaduto in passato, ricevendo finora un rifiuto da Washington;
  • Sul piano militare, l'ammiraglio Cooper del Centcom è volato a Riyadh per un coordinamento d'emergenza con l'Arabia Saudita, mentre gli Houthi consolidano il controllo su Mokha e sullo stretto di Bab al-Mandab, aumentando la pressione sulle rotte commerciali del Mar Rosso.

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