Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessPolitica Internazionale, Sicurezza & Resilienza, Energia

5 modi in cui 6 mesi di guerra nel Golfo hanno cambiato il mondo

3 min di lettura
5 modi in cui 6 mesi di guerra nel Golfo hanno cambiato il mondo

Cos’è successo

Il 28 febbraio 2026 gli attacchi israelo-americani contro l'Iran hanno aperto la crisi più grave in Medio Oriente degli ultimi decenni. Una settimana dopo, il 4 marzo, la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran ha trasformato uno scontro regionale in uno shock globale, bloccando circa un quinto della fornitura mondiale di petrolio e facendo schizzare il greggio sopra i 120 dollari al barile. Nelle settimane successive i mercati energetici ed europei hanno retto l'urto a fatica: a giugno la Banca centrale europea ha alzato i tassi per contenere un'inflazione impennata dallo shock energetico, mentre il traffico marittimo nello Stretto crollava fino quasi ad azzerarsi.

Oggi, a sei mesi esatti dall’inizio delle ostilità, il petrolio si è stabilizzato intorno ai 90 dollari e la fase più acuta sembra alle spalle, al netto dello stallo diplomatico ancora evidente, ma la crisi ha lasciato cicatrici profonde e riscritto alcuni equilibri che difficilmente torneranno come prima. Ecco cinque modi in cui il mondo ne è uscito cambiato.

Perché conta

  • Energia: la chiusura di Hormuz ha bloccato circa un quinto della fornitura mondiale di petrolio, facendo schizzare il greggio sopra i 120 dollari al barile; oggi il prezzo si è stabilizzato intorno ai 90 dollari, ma l'Europa - più dipendente dalle importazioni - ha pagato lo shock in modo asimmetrico rispetto agli Stati Uniti;
  • Stretti: il traffico marittimo a Hormuz è crollato da oltre 100 navi al giorno a circa 5, con le assicurazioni diventate proibitive o indisponibili, accendendo i riflettori sulla vulnerabilità di altri choke point come Malacca;
  • L'equazione regionale: la guerra ha dimostrato che l'Iran può usare Hormuz come leva negoziale concreta, non solo teorica, un "genio uscito dalla lampada" che nessuna potenza sembra oggi in grado di farvi rientrare del tutto;
  • Il riarmo europeo: la crisi ha accelerato la spesa militare del continente (Francia a 68,5 miliardi di euro, Germania a 117,2 miliardi), ma ha anche esposto la dipendenza dagli armamenti Usa, le cui scorte di missili si sono ridotte proprio mentre la domanda europea cresceva;
  • La corsa nucleare regionale: l'accordo civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita e le minacce di Riad e Ankara di dotarsi della bomba se lo farà Teheran si intrecciano con la nuova "Nato islamica", il patto di difesa reciproca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan firmato il 7 agosto 2026, che unisce capacità nucleare, industria della difesa ed esperienza Nato in un unico blocco.

Adesso

  • Un accordo diplomatico allenterebbe la pressione su Hormuz, i prezzi dell'energia si normalizzerebbero e il riarmo rallenterebbe, pur restando strutturalmente più alto rispetto al periodo pre-crisi;
  • La tensione resterebbe alta ma senza nuove escalation, con Hormuz che opererebbe a capacità ridotta e i mercati che si abituerebbero a un premio di rischio permanente;
  • Nuovi scontri riaccenderebbero l'instabilità, la corsa al riarmo e quella nucleare si intensificherebbero, e la "Nato islamica" si consoliderebbe come contrappeso strutturale, ridisegnando per anni gli equilibri di sicurezza del Golfo.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Politica Internazionale, Sicurezza & Resilienza, Energia

3 scenari dopo la nuova rottura fra Trump e Zelensky sul sistema Starshield e gli attacchi ucraini all’energia russa

Politica Internazionale, Sicurezza & Resilienza, Energia

La guerra si allarga da Hormuz al Mar Rosso e il petrolio tocca i 108 dollari al barile

Politica Internazionale, Sicurezza & Resilienza, Energia

5 cose da sapere sulle nuove sanzioni di Trump contro l'Iran e 3 possibili scenari