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La guerra in Iran rivela le fragilità della Nato contro una minaccia russa

Cosa è successo
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è rimasta fuori dal perimetro della Nato, ma ha comunque offerto all’Alleanza una prova generale delle fragilità che potrebbero emergere in caso di aggressione russa. Le lezioni arrivate dal Medio Oriente si sommano a quelle dell’Ucraina: munizioni consumate rapidamente, difese aeree sotto pressione, flotte poco pronte e una crescente incertezza politica sul ruolo americano.
Secondo quando riferito a Politico da funzionari militari e diplomatici europei, Mosca potrebbe essere in grado di minacciare un Paese alleato entro il 2029. Il conflitto iraniano ha mostrato quanto velocemente possano esaurirsi missili e intercettori ad alto valore, mentre la produzione russa di droni d’attacco continua a crescere. Anche la superiorità aerea, data spesso per scontata, appare meno garantita: bombardare un Paese non basta a fermarne la capacità di colpire con missili e droni.
Perché è importante
Per la Nato il problema non è solo militare, ma anche industriale e politico. Se gli Stati Uniti dovessero spostare più risorse verso l’Indo-Pacifico, l’Europa rischierebbe di trovarsi con scorte insufficienti e capacità navali limitate. La guerra ha inoltre riaperto il tema della coesione interna: le tensioni con Washington e l’approccio più transazionale della presidenza di Donald Trump rendono meno automatica la risposta collettiva a una crisi.
- Munizioni e difesa aerea: l’Alleanza deve produrre intercettori più economici, rafforzare le scorte e investire in protezioni passive, come hangar rinforzati e infrastrutture resilienti.
- Marina e attacchi in profondità: servono navi più disponibili, manutenzione condivisa e capacità di colpire siti militari e industriali russi a lunga distanza, inclusi quelli legati alla produzione di droni.
E adesso?
- Integrare meglio l’Ucraina: Kyiv si sta affermando come fornitore di sicurezza, grazie all’esperienza maturata contro i droni di tipo Shahed. La Nato potrebbe intensificare i programmi industriali con l’Ucraina e finanziare tecnologie sviluppate sul campo.
- Preparare una difesa anti-drone europea: una priorità sarà costruire una “cintura” di sensori, intercettori e sistemi a basso costo lungo il fianco orientale, capace di assorbire attacchi massicci senza consumare in poche settimane le armi più costose.