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La Francia si intesta la deterrenza nucleare europea
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha parlato della necessità europea di portare avanti una "deterrenza avanzata" che abbia valenza europea (non nel senso di Unione, ma di più Paesi europei da unire in una alleanza interna all’UE). Macron ha detto inoltre di voler aumentare l’arsenale francese in termini di quantità e qualità degli armamenti.
Perché è importante
Per varie ragioni:
- Strategiche: il discorso segna un ulteriore cambio di passo nella difesa europea. Fino al 2022 e alla guerra in Ucraina, infatti, la difesa europea era praticamente inesistente. Poi, dal 2022 in poi, non senza fatica e difficoltà, si è cercato di mettere in piedi un sistema di difesa europeo che, nei fatti, si è tradotto in ampi fondi per il riarmo, ma non si è tradotto in un progetto unico di esercito, infrastrutture e intelligence condivise. Nonostante questo, i risultati, per quanto al di sotto delle potenzialità, ci sono stati. E anche se ancora in difficoltà e ancora lungi dall’essere proporzionale al potenziale politico — decisamente inespresso — dell’UE, una difesa europea esiste. Non è compiuta e anzi è lungi dall’esserlo, ma almeno esiste. A questo punto, quello che propone Macron è un cambio di paradigma: non più armi solo per la difesa e la reazione a ipotetici attacchi esterni, ma anche armi per la deterrenza. Il che, tradotto in soldoni, significa armi nucleari.
- Istituzionale europeo: la proposta di Macron conferma, una volta di più, quello che la formazione della Coalizione dei Volonterosi aveva messo in luce, ossia che le istituzioni europee, per come sono strutturate, sono inadeguate e insufficienti a gestire questioni di emergenza come possono essere quelle di difesa e militari. Alla luce di questa inadeguatezza si è preso a pensare a una specie di Europa ‘a moduli’, in cui alleanze e assi possono essere formati all’interno (o anche all’esterno, nel caso di coinvolgimento di Norvegia o UK) dell’UE, così da mantenere la coesione dei Paesi UE (o almeno di alcuni) pur svincolandola dalla farraginosità delle istituzioni europee. L’idea di Macron di creare un sottoinsieme di Paesi EU (Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia e Svezia) con i quali condividere l’arsenale nucleare va in questa direzione.
E adesso?
Adesso occorrerà capire come e se questo piano potrà essere applicato. Le difficoltà ci sono sia per la crescita dell’arsenale francese (che avrebbe costi ingenti), sia per la condivisione dell’arsenale. Affinché questa si possa realizzare pienamente occorrerebbero regole chiare in termini di policy e, soprattutto, concordia tra gli esecutivi coinvolti. Concordia che c’è oggi, ma che non sappiamo se potrà esserci ancora nel prossimo futuro. Inoltre, occorre ricordare che tra un anno la Francia andrà a elezioni e che i sondaggi danno vincente il Front National di Le Pen e Bardella, su posizioni notoriamente anti-UE e filo russe. Quindi è importante che le regole di questo ipotetico ‘ombrello nucleare’ vengano incardinate prima di allora.