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La frammentazione della cooperazione militare diventa strutturale
Cosa è successo?
Il Global Cooperation Barometer 2026 del World Economic Forum mostra che, nonostante l’aumento delle minacce alla sicurezza, la cooperazione internazionale in ambito difesa si sta indebolendo. Gli indicatori di cooperazione politico-militare (inclusi accordi multilaterali, missioni congiunte e meccanismi di fiducia) registrano un peggioramento netto rispetto al periodo pre-2022. In particolare, il numero di iniziative di sicurezza multilaterale efficaci è diminuito, mentre cresce il ricorso a coalizioni ad hoc, bilaterali o regionali, spesso escludenti. Il documento segnala che oltre il 60% degli Stati considera oggi la sicurezza nazionale “meno dipendente” da quadri multilaterali globali rispetto a cinque anni fa.
Perché è importante?
Questa tendenza segna un cambiamento profondo: non siamo di fronte a una crisi temporanea della cooperazione, ma a una sua ristrutturazione. La sicurezza torna a essere gestita come bene competitivo e non più come bene pubblico globale. Ciò aumenta i rischi di escalation, duplicazioni di spesa e inefficienze strategiche, soprattutto in aree critiche come cybersicurezza, spazio, controllo degli armamenti e sicurezza marittima. La frammentazione riduce anche la capacità di risposta collettiva a shock sistemici, rendendo il sistema internazionale più instabile proprio mentre le minacce diventano più interconnesse.
E adesso?
Nel breve periodo, la traiettoria sembra chiara: più deterrenza nazionale, più alleanze selettive, meno governance condivisa. Nel medio termine, però, questa frammentazione rischia di diventare insostenibile, sia economicamente sia strategicamente. Il Barometro suggerisce che senza nuovi meccanismi di coordinamento minimo, anche informali o tematici, la competizione securitaria tenderà ad auto-alimentarsi. La vera sfida per i prossimi anni non sarà tornare al multilateralismo “classico”, ma costruire forme di cooperazione funzionale in un mondo strutturalmente più diviso.