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La Corte costituzionale conferma il divieto di pannelli a terra nei campi ma apre all'agrivoltaico sollevato, 3 conseguenze della sentenza

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La Corte costituzionale conferma il divieto di pannelli a terra nei campi ma apre all'agrivoltaico sollevato, 3 conseguenze della sentenza

Cos’è successo

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 127 del 2026, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità sollevate dal TAR del Lazio sul divieto di installare impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle aree classificate agricole.

La Consulta ha ritenuto che la norma non vieti tutto il fotovoltaico nei campi, ma soltanto gli impianti incompatibili con la prosecuzione dell’attività agricola. Restano quindi consentiti gli impianti agrivoltaici con moduli non collocati a terra (il cosiddetto “agrivoltaico avanzato”) che permettano la continuità delle coltivazioni e del pascolo.

Perché conta

  • Con agrivoltaico si intende l’integrazione tra produzione di energia solare e attività agricola sullo stesso terreno. I pannelli vengono installati in modo da consentire la coltivazione o il pascolo, per esempio lasciando spazio sufficiente al passaggio dei macchinari. Nelle configurazioni più avanzate i moduli sono sollevati da terra. Il vantaggio principale dell’agrivoltaico è utilizzare la stessa superficie per due funzioni, riducendo il consumo di suolo;
  • L’agrivoltaico, a seconda delle situazioni, può avere un impatto positivo o negativo sull’agricoltura e sulla pastorizia. Ad esempio, l’ombra proiettata sul terreno dai pannelli aiuta a ridurre la temperatura del suolo e a limitare l’evaporazione dell’acqua nei periodi di calore estremo e di scarsità idrica. La possibilità di autoprodurre l’energia elettrica può aiutare le aziende agricole a ridurre la spesa per le bollette, oltre eventualmente a garantirle una fonte aggiuntiva di entrate attraverso la vendita dell’elettricità alla rete;
  • Gli operatori del settore solare che si sono costituiti davanti alla Consulta (come Elettricità Futura, ERG Solar Holding e FRV Italia) contestavano le restrizioni sulle installazioni, sostenendo che limitassero eccessivamente la possibilità di sviluppare impianti agrivoltaici in Italia. Per le aziende, quindi, la strada che rimane aperta è quella dell'agrivoltaico avanzato, ma con un problema ancora da risolvere: la legge non definisce con precisione quando un modulo possa considerarsi collocato “adeguatamente” elevato da terra.

Adesso

  • La conseguenza più immediata della sentenza è che nelle aree agricole non si potrà aggirare il divieto semplicemente definendo agrivoltaico un impianto con pannelli appoggiati o sostanzialmente collocati a terra. I progetti dovranno invece garantire la continuità dell’attività agricola;
  • Il significato di “adeguatamente elevati” potrebbe finire davanti ai TAR: la legge, infatti, non stabilisce un’altezza precisa dei pannelli e la Consulta rimette all’amministrazione e al giudice la definizione del concetto. È dunque plausibile che sorgano controversie sui singoli progetti;
  • La sentenza della Corte rafforza, sul piano giuridico, l’importanza della destinazione urbanistica del terreno: non basta sostenere che un’area agricola sia temporaneamente abbandonata o degradata per sottrarla alla tutela. Di conseguenza, i progetti solari che cercano di valorizzare terreni agricoli potrebbero incontrare maggiori difficoltà.

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