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La corsa quantistica entra nella fase industriale
Cosa è successo?
Il nuovo rapporto OECD sulle strategie nazionali per le tecnologie quantistiche certifica il passaggio dalla fase esplorativa a una competizione strutturata tra Stati. Dal 2013 i governi hanno impegnato circa 55,7 miliardi di dollari in tecnologie quantistiche e, a fine 2025, 18 Paesi OCSE più l’UE hanno adottato strategie formali. L’Europa è tra gli attori più attivi: Francia, Germania, Italia e Spagna presentano alti livelli di collaborazione scientifica internazionale (intorno al 40% delle pubblicazioni), mentre i finanziamenti pubblici sono cresciuti soprattutto dopo il 2019, con oltre un terzo degli investimenti concentrato nel biennio 2022–2023. Parallelamente, aumentano export control, standardizzazione e accordi bilaterali, segno che il quantistico è ormai considerato una tecnologia strategica.
Perché è importante?
Il quantistico non è più solo ricerca di frontiera: entra nei dossier di sicurezza nazionale, competitività industriale e sovranità tecnologica. Applicazioni in crittografia post-quantum, materiali avanzati, energia e sanità possono generare vantaggi strutturali, ma anche nuovi rischi (cybersecurity, dual use). Per l’UE, il nodo è evitare frammentazione interna e dipendenza esterna, trasformando l’eccellenza scientifica in capacità industriale scalabile.
E adesso?
La sfida per Europa e Italia è accelerare l’industrializzazione: collegare ricerca, procurement pubblico e capitale privato, presidiare gli standard internazionali e sviluppare filiere europee. Chi riuscirà a passare dai laboratori ai mercati entro il prossimo decennio definirà gli equilibri tecnologici e geopolitici del post-digitale.