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La Cina testa un missile balistico sottomarino su una traiettoria di 7.300 km, mentre l'arsenale nucleare sale a oltre 600 testate

Cos’è successo
Il 6 luglio 2026 la Cina ha lanciato un missile balistico (il JL-2 o JL-3) da un sottomarino nel Mar Cinese Meridionale e diretto verso il Pacifico, con traiettoria di circa 7.300 km e testata simulata, sorvolando probabilmente parti delle Filippine. È la prima dimostrazione pubblica di capacità nucleare sottomarina strategica in acque aperte dell’Indo-Pacifico. Pechino l’ha definito “addestramento annuale” dato con una notifica ridotta (di qualche ora agli Stati Uniti e al Giappone) senza quindi seguire pienamente gli standard comunemente accettati. Il test ha coinciso con l’esercitazione navale congiunta Cina-Russia Joint Sea 2026.
Parallelamente, il China Aerospace Studies Institute (CASI) ha rivelato un nuovo tipo di launcher fisso multi-cell a Jilantai (Mongolia Interna), costruito nel 2022 o 2023. Il sistema, simile a un sistema di lancio verticale navale (VLS) da 6,4-11,8 m, adatto per missili balistici a corto-medio raggio e missili da crociera convenzionali. Entrambi gli sviluppi rientrano nell’espansione nucleare e convenzionale delle forze aeronautiche cinesi: la Cina sta triplicando l’arsenale nucleare (da circa 200 a oltre 600 testate dal 2020) e investendo in capacità di saturazione a basso costo. Il lanciatore fisso multiplo è economico rispetto a quelli mobili (TEL) o silos singoli e adatto per attacchi preventivi.
Perché conta
Questi avanzamenti mostrano una Cina che sta costruendo una postura missilistica integrata terra-mare, capace di saturare difese avversarie con volume di fuoco elevato e preavviso ridotto. Nel contesto delle tensioni nell'Indo-Pacifico, queste capacità combinano deterrenza nucleare sottomarina con opzioni convenzionali, erodendo i margini di superiorità degli Stati Uniti e dei loro alleati, obbligando ad un ripensamento delle strategie di deterrenza e proiezione di potenza nella regione.
- L'introduzione di capacità di lancio rapido e multiplo (fisso e sottomarino) complicano la difesa di basi, rotte logistiche e capacità alleati nella regione, spostando il calcolo dalla “risposta” alla ”prevenzione" in scenari di crisi regionale;
- La transizione cinese verso una triade nucleare credibile e un arsenale convenzionale di saturazione continua, riducendo il valore delle sanzioni e degli accordi di notifica esistenti, e aumentando il rischio di escalation volontaria o meno.
Adesso
- La Cina potrebbe accelerare il dispiegamento operativo del lanciatore multiplo e rendere i test di missili balistici lanciati da sottomarini in acque aperte una routine, per aumentare la tensione, normalizzare la sua modernizzazione e cambiare il quadro strategico esistente;
- Stati Uniti e alleati sono obbligati a continuare il rafforzamento della loro postura militare con capacità di sorveglianza -- spaziale, aerea, terrestre, cyber e sottomarina -- difesa-anti aerea a corto, medio e lungo raggio e capacità missilistiche per attacchi su obiettivi statici e dinamici per poi promuovere accordi su controllo degli armamenti;
- In uno scenario di crisi, questi sistemi potrebbero creare dinamiche “use-it-or-lose-it” che abbassano la soglia di impiego, incentivando entrambe le parti a investire in early warning space-based e cyber per gestire il rischio di attacchi di saturazione con preavviso minimo, con possibili ripercussioni su stabilità nucleare regionale.