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La Cina punta a guidare la governance globale degli oceani

3 min di lettura

Cosa è successo

La Cina sta facendo pressione per essere scelta come sede del primo organismo delle Nazioni Unite dedicato alla gestione del "Trattato sull'alto mare". L’accordo, che riguarda la biodiversità al di là della giurisdizione nazionale, è entrato in vigore lo scorso gennaio e norma le zone oceaniche che si trovano al di là delle acque territoriali (ovvero, l'"alto mare") e l'area internazionale dei fondali marini. L'organismo funzionerà in modo simile alla COP sul clima, fungendo da forum globale per le discussioni sulla governance oceanica. La Cina compete con Cile e Belgio per stabilire la sede dell'organismo, che Pechino vorrebbe sorgesse nella città di Xiamen.


Tuttavia, la candidatura solleva significative preoccupazioni tra i Paesi occidentali e le organizzazioni no-profit preoccupati dalle policy cinesi in merito alla protezione dei dati, diritti umani e sfruttamento intensivo delle risorse ittiche e ambientali.

Perché è importante

Gli sforzi diplomatici di Pechino affinché la Cina divenga sede di un organismo Onu, per giunta dedicato alla tutela dell’ambiente, si collocano in un quadro molto più ampio di decisioni cinesi che vanno tutte nella stessa direzione: quella di diventare il Paese asiatico di riferimento mondiale per le politiche ambientali. Questo perché la Cina ha compreso come l’ambiente sia, e verosimilmente sarà, sempre di più nei prossimi anni, un tema politico ed economico determinante. Due gli aspetti principali:

-Politico: perché mano a mano che la crisi climatica si farà sempre più evidente e dannosa, il tema clima si farà di grande rilievo politico. E dopo anni di ritardo sul tema, Pechino aspira a diventare il Paese leader nel settore, approfittando soprattutto del ritiro completo degli Usa dalla partita e dal fatto che il Paese che per anni è stato, ed in parte è ancora, il leader indiscusso in questo campo, cioè l’Ue, stia incontrando molte difficoltà nell’applicare i suoi piani legati al Green deal.


-Economico: la Cina sa che la leadership politica rispetto a un tema prevedibilmente chiave come è il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente può trasformarsi in leadership tecnologica e dunque economica. E che la leadership economica può evolvere, chiudendo il cerchio, in leadership politica anche in altri campi.

E adesso?

È in quest’ottica che va letto l’impegno di Pechino in tema di clima e ambiente. Ed è in questa prospettiva che va letta la recente volontà di diventare sede di un organismo Onu dedicato alla tutela degli oceani. Non solo, ma se il piano cinese dovesse andare in porto, questo darebbe al Paese asiatico un ulteriore potere, poiché il Paese ospitante potrà esercitare verosimilmente un'influenza determinante sul finanziamento e sull'orientamento futuro dell'intera organizzazione per la tutela degli oceani.

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