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La chiusura simultanea di Hormuz e Bab el-Mandeb mette a rischio 10 mld di dollari di commercio al giorno

Cos’è successo
Una chiusura contemporanea degli stretti di Hormuz e di Bab el-Mandeb metterebbe a rischio fino a 10 miliardi di dollari al giorno di commercio globale, secondo un'analisi pubblicata dal Think tank ORF Middle East. Lo scenario, definito "double chokepoint", bloccherebbe fino al 30% dello shipping via container nel mondo e minaccerebbe circa il 22% (secondo altre stime fino al 25%) della fornitura globale di petrolio e gas, oltre a un terzo delle importazioni europee e quote rilevanti del commercio di fertilizzanti, alluminio e beni di consumo che transitano per il Mar Rosso.
Lo scenario, fino a poco tempo fa considerato uno scenario limite, si è fatto oggi concreto: lo Stretto di Hormuz resta largamente compromesso dalla guerra tra Iran e Stati Uniti, mentre nei giorni scorsi i miliziani yemeniti Houthi, sostenuti da Teheran, hanno conquistato l'isola strategica di Perim e il porto di Mocha, stringendo la presa proprio sullo Stretto di Bab el-Mandeb. Poco dopo un oleodotto chiave dell'Arabia Saudita è stato colpito da droni lanciati dall'Iraq, con Washington che punta il dito su Teheran senza che nessuno abbia rivendicato l'attacco. Il territorio iracheno ospita da decenni gruppi e milizie sciite vicine o direttamente legate all’Iran.
Perché conta
- L'Arabia Saudita non sembra intenzionata ad aprire una guerra totale, ma rischia di essere trascinata in un conflitto più ampio dall'avanzata degli Houthi: senza una risposta concreta - probabilmente su media-vasta scala - il regno rischia di vedere minacciata la sua capacità di deterrenza;
- Riad ha già aumentato l'uso dell'oleodotto East-West per aggirare la chiusura di Hormuz, deviando circa 5 milioni di barili di petrolio al giorno, ma la rotta resta esposta perché le petroliere in partenza dal porto occidentale di Yanbu devono comunque attraversare Bab el-Mandeb per raggiungere l'Asia;
- Gli Houthi hanno confermato l'intenzione di proseguire la pressione: il portavoce dell'agenzia di stato Houthi, Saba, ha dichiarato che il gruppo continuerà a fare pressione sull'Arabia Saudita finché non sarà rimosso il blocco economico imposto da 12 anni alle aree sotto il loro controllo nello Yemen.
Adesso
- Sul fronte Hormuz, intanto, la diplomazia resta in stallo. Un incontro tra funzionari del Golfo e iraniani, previsto per lunedì a Salalah, in Oman, per discutere un piano di riapertura dello stretto al traffico regolare delle petroliere, è stato rinviato a tempo indeterminato, secondo il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi;
- Gli Stati Uniti, pur non ostacolando l'incontro, non avrebbero preso parte al tavolo: l'amministrazione Trump vorrebbe concentrare i futuri negoziati con l'Iran sul dossier nucleare, non sulla riapertura dello stretto, mentre lo stesso Trump ha rivendicato di preferire l'attuale "controllo quasi totale" americano su Hormuz, come lo definisce spesso;
- Resta inoltre irrisolto il nodo di eventuali tariffe di passaggio per le petroliere, che l'Iran vorrebbe incassare e che i Paesi del Golfo, Arabia Saudita in testa, continuano in larga parte a respingere.