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L'ultima carta di Merz e Macron per salvare il programma Ue per il caccia di sesta generazione
Cos’è successo?
A Bruxelles, a margine del vertice europeo, Francia e Germania si sono date un'ultima chance: salvare il FCAS (Future Combat Air System), ovvero il programma da circa cento miliardi di euro per costruire il caccia di sesta generazione che dovrebbe volare insieme a droni autonomi nei cieli del 2040, sostituendo i Rafale francesi e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli.
Macron e Merz hanno concordato di affidare a esperti un tentativo di mediazione tra le industrie dei due paesi. La scadenza è metà aprile: non una data simbolica, ma un vincolo reale imposto dal calendario del bilancio federale tedesco. Oltre quella soglia, i fondi non possono essere stanziati. La crisi era nell'aria da mesi, ma nelle ultime settimane ha assunto i contorni di una resa dei conti. Il cancelliere Merz ha detto pubblicamente che “abbiamo un vero problema sul profilo dei requisiti, e se non riusciamo a risolverlo, non potremo portare avanti il progetto”. Il ceo di Dassault, Éric Trappier, ha dichiarato che la componente caccia sarebbe “di fatto morta” se Airbus non avesse cooperato a condizioni accettabili. Airbus ha risposto irrigidendo le posizioni: il suo amministratore delegato Guillaume Faury ha lasciato intendere che l'azienda sarebbe in grado di costruire un caccia da sola, e che due velivoli distinti (uno francese e uno tedesco) potrebbero essere la soluzione. Un'ammissione, più che un'alternativa.
Perché è importante?
Il FCAS è stato concepito come la dimostrazione che i grandi Stati del continente fossero capaci di progettare e costruire insieme un sistema d'arma di prima fascia, invece di comprare, come quasi sempre accade, dalle industrie americane. Un progetto di sovranità. Un simbolo dell'autonomia strategica europea, quel concetto che Macron ripete da anni ma che stenta a tradursi in qualcosa di concreto. Il problema è che Francia e Germania sono entrate nel programma da direzioni opposte e non si sono mai davvero incontrate. Parigi aveva un requisito preciso, forgiato da decenni di operazioni militari dal Sahel al Levante e voleva condividere i costi enormi del successore del Rafale. Berlino cercava un programma ambizioso per sostenere la propria industria aerospaziale, ma non aveva mai chiarito fino in fondo contro chi quel caccia avrebbe dovuto combattere, e in quale scenario. Due visioni del mondo, due strategie nazionali, due industrie con interessi divergenti.
E adesso?
Se la mediazione di aprile fallisse, gli scenari sono già scritti. La Germania potrebbe guardare al GCAP: il programma rivale che coinvolge Regno Unito, Italia e Giappone. Mentre Airbus potrebbe cercare intese con altri partner, Saab in testa.