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L'Ue prepara un prestito da 45 mld all'Ucraina e Zelensky annuncia nuovi negoziati a novembre con Russia e Usa al tavolo

Cos’è successo
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che a novembre si terrà un incontro tra Russia e Ucraina, con la mediazione degli Stati Uniti, per rilanciare i negoziati di pace, in stallo dall'inizio dell'anno. "Siamo pronti a discutere. Se si tratta della questione territoriale, deve essere affrontata a livello dei leader. Le altre questioni spettano ai gruppi tecnici. Tutto questo potrà quindi essere discusso a novembre", ha dichiarato in un'intervista alla televisione nazionale. L'Ucraina è pronta a partecipare a negoziati trilaterali tra gruppi tecnici, che però "devono portare a risultati concreti", in particolare su energia, cereali e scambio di prigionieri, ha sottolineato Zelensky, secondo quanto riportato su Telegram. Un incontro tra leader, ha aggiunto, "offre la possibilità di ottenere risultati concreti al termine del nostro incontro trilaterale" tra gruppi tecnici, e questa è una proposta avanzata alla parte americana.
Sul fronte finanziario, i leader dell'Ue puntano a raggiungere entro fine anno un accordo su un nuovo pacchetto di sostegno all'Ucraina da circa 45 miliardi di euro, riferisce Politico citando cinque diplomatici e funzionari europei. L'ipotesi più probabile è un prestito garantito dall'attuale bilancio Ue, destinato a coprire parte del fabbisogno di Kiev nel 2027: la cifra corrisponde a circa due terzi dei 70 miliardi chiesti da Zelensky.
Perché conta
- Zelensky ha dichiarato che l'Ucraina non accetterà limiti alle dimensioni dell'esercito né uno status di neutralità in un eventuale accordo di pace, e che le garanzie di sicurezza non possono essere dettate dalla parte russa. "I limiti del nostro esercito e la neutralità dell'Ucraina non sono negoziabili. La questione dei territori è una linea rossa che può essere discussa esclusivamente a livello di leader", ha aggiunto, precisando che la visione ucraina "in linea di principio coincide con quella americana";
- Il prestito da 45 miliardi divide gli Stati Ue: Bruxelles cerca contributi anche da Canada e Regno Unito, mentre il Belgio continua a opporsi all'uso dei beni russi immobilizzati. Repubblica Ceca e Slovacchia hanno segnalato di non voler partecipare, come già avvenuto per il pacchetto da 90 miliardi concordato a dicembre, e anche l'Ungheria potrebbe sfilarsi. Tra i principali sostenitori di Kiev cresce la contrarietà ad aumentare i fondi di coesione ai Paesi che non contribuiscono;
- Zelensky lega i colloqui alle sanzioni: ha invitato a non revocarle contro la Russia "prima dei colloqui trilaterali". "Non voglio che ci ritroviamo di fronte a Putin senza alcuna leva negoziale: senza sanzioni, senza denaro o senza beni congelati", ha detto, aggiungendo che, come ha affermato Trump, "non avremmo più molte carte da giocare".
Adesso
- A novembre si vedrà se il rilancio del negoziato è un'iniziativa seria. Zelensky ha detto che, se Putin si limitasse a rispondere "sì, sono pronto" perché non vuole un'escalation con gli Stati Uniti prima delle elezioni, "sapremo molto rapidamente, a novembre, se si trattava di una manovra oppure no". Ipotesi: gruppi tecnici su energia, cereali e prigionieri potrebbero produrre i primi risultati concreti, mentre il territorio resterebbe rinviato al livello dei leader;
- Il prestito da 45 miliardi potrebbe passare con una coalizione ristretta di Stati, ma il negoziato rischia di intrecciarsi con quello sul prossimo bilancio pluriennale dell'Ue, con il nodo dei fondi di coesione in primo piano;
- Kiev chiede di mantenerle fino ai colloqui trilaterali. Ipotesi: se Washington aprisse a un allentamento prima del tavolo, l'Ue si troverebbe davanti alla scelta di allinearsi o di tenere le restrizioni, con gli Stati più critici (Ungheria, Slovacchia) pronti a chiedere un cambio di linea.