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L'Ue importa il 95% di terre rare dalla Cina mentre raccoglie appena il 37,5% dei rifiuti elettronici

Cos’è successo
L'Europa non possiede le materie prime che muovono la sua industria. Dalla Cina importa il 98% del gallio (semiconduttori e difesa), il 97% del magnesio (leghe per aerospazio e auto) e il 95% delle terre rare, con il 100% di quelle pesanti — disprosio e terbio — che insieme alle leggere come neodimio e praseodimio formano i magneti permanenti NdFeB dei motori elettrici e delle pale eoliche. Nel 2025 Pechino ha ristretto l'export, fermando linee europee di auto, difesa e chip.
Bruxelles risponde con la circolarità. Il piano RESourceEU (3 dicembre 2025) — 3 miliardi in 12 mesi e l'obiettivo di dimezzare le dipendenze esterne entro il 2029 — emenda il Critical Raw Materials Act per riciclare in casa: quota obbligatoria di riciclato nei magneti e target 2030 del 25% del fabbisogno strategico. La domanda vera: di quanto taglia le importazioni?
Perché conta
Una soluzione parziale, ma più seria di quanto sembri. Oggi l'Ue ricicla meno dell'1% delle terre rare e raccoglie appena il 37,5% dell'elettronica a fine vita (Eurostat): il punto di partenza è misero. Eppure il tetto è reale: secondo la Commissione il riciclo potrebbe coprire fino al 20% dell'attuale domanda di magneti permanenti. Non chiude il divario — anche con tutti i progetti minerari annunciati, l'estrazione Ue salirebbe solo del 9% per rame e nichel e del 2% per il cobalto entro il 2030 (Eurometaux) — ma lo restringe. E la quota obbligatoria di riciclato nei magneti crea una domanda garantita: è lì che si capisce chi guadagna.
- Il 16 giugno 2026 l'Italia ha autorizzato a Ceccano (sito Itelyum) il primo impianto industriale Ue per le terre rare da RAEE: fino a 2.000 t/anno di magneti trattati e circa 500 t di terre rare recuperate, contro una produzione europea di magneti di sole 1.600 t/anno;
- A incassare la rendita normativa sono raffinatori e ricicla-magneti: Solvay (Francia) e Umicore (Belgio), Vacuumschmelze (Germania), HyProMag, Cyclic Materials e ora la filiera italiana Itelyum-Erion. La quota Ue garantisce loro la domanda;
- Sì, ma un impianto non fa una filiera e il vero collo di bottiglia resta la raffinazione, cinese al 90%: senza capacità di lavorazione, l'UE recupera rottame e continua a importare magneti finiti.
Adesso
- Dalla primavera 2026 scattano le restrizioni Ue all'export di rottami di magneti permanenti e alluminio; in autunno arriva l'aggiornamento della direttiva RAEE per spingere la raccolta, oggi ferma al 29,6% in Italia. A inizio 2026 è nato invece il Centro europeo per le materie prime critiche, con acquisti e scorte comuni;
- Entro il 2030 il CRMA punta al 25% di riciclo e a tagliare la dipendenza dal gallio dal 71% al 17% e dall'estrazione di terre rare dal 95% al 42%, via 47 progetti strategici; le quote obbligatorie di riciclato nei magneti (neodimio, disprosio, terbio) scattano entro il 2031;
- Scenario probabile: il riciclo morde su rame e scarti di magnete e copre una fetta crescente della domanda di magneti, ma su disprosio e terbio l'Ud resta legata alla Cina almeno fino al 2030. E la pressione sale: la stretta cobalto della RDC taglierà l'export di circa il 48% nel 2026-27. Autonomia parziale, non piena.