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L'Ue importa dalla Cina 360 miliardi più di quanto esporta, Francia e Germania preparano una strategia comune contro Pechino

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L'Ue importa dalla Cina 360 miliardi più di quanto esporta, Francia e Germania preparano una strategia comune contro Pechino

Cos’è successo

L’Unione Europea sta intensificando le difese contro l’ondata di esportazioni cinesi in settori strategici (auto elettriche, solare, batterie, macchinari, e-commerce). Parigi e Berlino, con Emmanuel Macron e Friedrich Merz, hanno concordato una “roadmap franco-tedesca” entro settembre per contrastare le pratiche commerciali cinesi e il deficit crescente delle partite correnti UE. La Commissione UE ha già eliminato l’esenzione doganale per import a basso valore aggiunto da Temu/Shein (con tassa di €3 e fee handling da novembre 2026) mentre mantiene dazi e indagini anti-sussidi su veicoli elettrici e altri beni.

Il deficit commerciale UE-Cina è esploso nel 2025, raggiungendo circa €360 miliardi, e solo nel primo trimestre 2026 è arrivato a quasi €100 miliardi. Nel 2016 era circa la metà. La Cina esporta a volumi e prezzi competitivi grazie a sovracapacità produttiva e sussidi statali, mentre l’UE fatica a competere in manifattura avanzata per via dell'alto costo del lavoro, dell'energia e delle sue regole (ambientali, sicurezza, IP). L’impatto occupazionale è stato e sarà verosimilmente importante. Il primo shock cinese (inizio anni 2000), “China Shock 1.0”, ha causato secondo alcuni economisti la distruzione di migliaia di posti di lavoro in Europa (soprattutto nel tessile e nella manifattura leggera nelle regioni meridionali). Il secondo shock cinese, “China Shock 2.0”, è attualmente in corso e colpisce auto, chimica, macchinari e green tech, con stime di decine/centinaia di migliaia di posti persi in Germania e altri Paesi negli ultimi anni e altri 300-500 mila a rischio nei prossimi 5-10 anni secondo.

Perché conta

Nel corso degli ultimi decenni, l'Europa ha cercato -- individualmente -- di massimizzare l'export nazionale verso la Cina, con scarsa attenzione per le implicazioni sistemiche, inclusa la crescita militare di Pechino, il suo record sui diritti umani o le implicazioni sulla competitività dell'Eurozona. Dopo i dazi imposti dagli Stati Uniti al resto del mondo nel 2025, l'export cinese ha trovato un muro invalicabile che ha obbligato Pechino a dirottare il suo eccesso di capacità produttiva verso l'Europa.

  • L’UE viene così obbligata (indirettamente) a scegliere se diventare terra di conquista commerciale cinese o reagire. Nel corso delle ultime settimane, la discussione pubblica ha visto un'accelerazione: l'UE, e i vari Paesi membri, sempre più adottano misure contro la sovracapacità produttia cinese, inclusi dazi, regolamenti e pressioni diplomatiche (Macron-Merz). L'Europa sta quindi seguendo un approccio più assertivo (simile agli Stati Uniti) verso la Cina;
  • Se sussidi, eccesso di capacità produttiva, e violazione della proprietà intellettuale hanno certamente favorito l'ascesa commerciale cinese, la questione è ben più ampia e riguarda il declino economico Europeo, ben visibile nei settori siderurgico, manifatturiero (automotive ed elettrico) e chimico. In altri termini, non è detto che bastino delle misure commerciali ad invertire un trend economico.

Adesso

  • Macron e Merz presenteranno la roadmap a settembre, probabilmente spingendo la Commissione per indagini più veloci, dazi mirati e strumenti di procurement “buy European”. Non è chiaro se e come la Cina risponderà: potrebbero esserci ritorsioni, ma anche delle concessioni, oppure un cambio di strategia, incluso investimenti locali per accedere al mercato Ue;
  • L'industria europea è stretta tra il modello "dirompente" della Silicon Valley e quello a basso costo della Cina, con bilanci per ricerca e sviluppo nettamente inferiori ad entrambi e incoerenze tra politiche nazionali ed Europee: non è chiaro quanta di quest'industria riuscirà effettivamente a salvarsi;
  • Le attuali tensioni con la Cina sono assolutamente gradite a Washington, dove da tempo si chiede all'Europa maggiore attenzione alle pratiche commerciali scorrette cinesi, ma chiaramente ben poco gradita a Pechino: un elemento centrale per il futuro sarà capire se gli Europei riusciranno a non essere vittime di pressioni esterne e dividersi per fare un fronte comune, sia verso gli Stati Uniti che verso la Cina.

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