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L’UE ha un problema con i datacenter

3 min di lettura

Cosa è successo

L'UE ha un problema con i datacenter. Da un lato ne ha grande necessità per colmare il suo ritardo tecnologico in tema di AI e Cloud, pilastri di buona parte dell’innovazione dei prossimi anni, e interrompere la sua dipendenza da tecnologie americane o cinesi. Dall’altro si trova nella difficile condizione di non sapere dove collocare questi nuovi, ipotetici data center. Questo sia per ragioni di spazio (ne abbiamo molto meno di quanto ne abbiano USA o Cina), sia per ragioni di risorse (i data center richiedono acqua ed energia, entrambe risorse di cui non c’è grande disponibilità in UE), sia per ragioni politiche e di consenso, poiché, tendenzialmente, le comunità urbane o rurali presso le quali sorgono i nuovi data center mostrano grande ostilità ai progetti. Il prossimo maggio si prevede che la Commissione Europea presenti il suo Cloud and AI Development Act, un piano ambizioso che mira a triplicare la capacità dei data center nel blocco entro i prossimi sette anni.

Perché è importante

Attualmente in UE ci sono circa 3000 datacenter, cosa che ci rende secondi dietro gli USA per numero, ma terzi, e con un grande distacco, dietro USA e Cina, per capacità complessiva (i nostri DC sono più piccoli rispetto ai loro). Non solo ma attualmente almeno la metà dei data center europei non sembra rispettare i criteri di efficienza energetica richiesti dalle stesse norme UE. Per questo si stima che il successo della strategia europea dipenderà dalla capacità di bilanciare l'innovazione tecnologica con la sostenibilità ambientale e il consenso delle comunità locali. Raggiungere questi due elementi, per così dire di contorno, sarà fondamentale per raggiungere altri e centrali obiettivi dell’UE.

Nel dettaglio il piano Cloud and AI Development Act prevede:

  • Espansione della Capacità: La Commissione Europea intende triplicare la capacità dei data center nei prossimi 5-7 anni.
  • Riduzione del Divario Globale: Attualmente, la potenza di calcolo europea (il "cervello digitale") è stimata essere circa la metà di quella combinata di Stati Uniti e Cina.
  • Accelerazione delle Procedure: accelerare le autorizzazioni, facilitare l'accesso ai finanziamenti per infrastrutture sostenibili e migliorare l'accesso all'energia.

E adesso

Il successo e l’applicabilità del piano che sarà presentato dalla Commissione il prossimo maggio dipenderà in gran parte dalla capacità della Commissione di renderlo accettabile sul piano del consenso. Affinché questo accada è fondamentale che contenga in sé norme di sostenibilità energetica ed ambientale. Detto in termini molto semplici, nessuno sarà disposto a consentire l’avvio di un datacenter sul suo territorio se questo dovesse comportare consumi di energia così alti da portare rincari o — nei periodi più complessi, come l’estate — addirittura razionamenti. Allo stesso modo, nessuno sarà disposto ad accettare un data center se questo dovesse essere vettore di inquinamento ed emissioni, specie in un contesto in cui ai cittadini europei e alle aziende non tecnologiche è richiesto di farsi motore attivo della transizione. Alla luce di questo i decisori politici stanno esplorando diverse strade per mitigare queste tensioni.

In particolare:

  • Nuovi Regimi di Allacciamento: L'Irlanda ha introdotto l'obbligo per i data center di produrre energia in loco per non gravare sui costi dei residenti.
  • Distribuzione Geografica: Sebbene Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Irlanda rimangano i principali hub, si nota una crescita nei paesi nordici (climi freddi per il raffreddamento naturale) e nell'Europa meridionale (disponibilità di territorio).

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