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L'Ue conferma le quote ETS gratuite al 75% per l'industria pesante e ne aggiunge per 4 mld per rispondere allo shock energetico

Cos’è successo
L'11 maggio il Commissario per il Clima Wopke Hoekstra ha presentato i nuovi benchmark ETS 2026-2030. La proposta sblocca circa 4 miliardi di euro in quote gratuite aggiuntive per l'industria pesante, colpita dallo shock energetico di questi mesi. Bruxelles ha dichiarato di aver attivato ogni flessibilità prevista dalla direttiva, mantenendo un'allocazione di emissioni gratuite pari al 75% delle emissioni per i settori coinvolti nel sistema di scambio di crediti.
La novità risiede nell'estensione della copertura dei costi indiretti derivanti dal consumo elettrico a 14 benchmark di prodotto, accogliendo le istanze dei settori più energivori. Il pacchetto integra la riforma della Riserva di Stabilità del Mercato (MSR) del 1° aprile e precede la revisione complessiva prevista a luglio; l'adozione finale dell'atto è prevista entro fine giugno, dopo una consultazione pubblica di quattro settimane.
Perché conta
Questa proposta vale come una ritirata politica coordinata. La Commissione, sotto pressione di dieci capitali, guidata anche dalle dichiarazioni del ministro Urso e dal fronte tedesco consolidato tra Meloni e Merz, ha scelto di attenuare il segnale del prezzo del carbonio. Questa "flessibilità" ha però un costo sistemico: erodendo il valore delle quote, l'Ue rischia di depotenziare i fondi necessari alla transizione, dipendenti da questi proventi. In pratica la mossa incentiva i settori più energivori e inquinanti e toglie i soldi dalle iniziative per portare avanti la transizione.
- Tra il 15 gennaio e metà marzo il prezzo degli EUA è crollato di circa 30 €/t, passando da 92,09 € a circa 62 € (dati ICE/Platts), una dinamica legata proprio alle attese di maggiore flessibilità regolatoria prima del parziale recupero a 75,51 € in aprile su notizie di un compromesso politico;
- La richiesta italiana punta ad accelerare l'estensione del CBAM ai prodotti a valle (circa 180 beni ad alta intensità), una misura che il piano della Commissione prevede già ma con decorrenza 1° gennaio 2028; Roma spinge per anticipare i tempi a difesa delle filiere di acciaio e alluminio impattate ora anche dall'aumento dei costi dell'energia;
- Sì, ma il "booster" da 30 miliardi promesso da von der Leyen non arriva: la vendita di 400 milioni di quote dipende dai prezzi realizzati e, con un CBAM che nel 2026 coprirà solo una frazione del prezzo pieno, le entrate nette potrebbero fermarsi a 11,3 miliardi secondo Bruegel.
Adesso
- Entro fine giugno il voto del Comitato degli Stati membri sull'atto di esecuzione renderà definitive le allocazioni settoriali dei crediti, chiudendo la finestra tattica per il lobbying e la pianificazione degli investimenti chiave in cemento, chimica e siderurgia;
- A luglio 2026 la revisione complessiva dell'ETS introdurrà i benchmark di "fallback", una risposta diretta alle pressioni di Roma e Berlino per gestire i costi indiretti delle filiere energivore italiane che attendono compensazioni certe;
- Il monitoraggio del moving average a 6 mesi del prezzo degli EUA diventerà un KPI strategico: se il valore scende troppo sotto la soglia di deterrenza del CBAM, il meccanismo di protezione alle frontiere cesserà di essere efficace proprio mentre le quote gratuite iniziano a calare.