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L'Onu chiede un divieto globale sui "robot killer", mentre l'Ucraina usa droni AI contro soldati russi da 2 anni

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L'Onu chiede un divieto globale sui "robot killer", mentre l'Ucraina usa droni AI contro soldati russi da 2 anni

Cos’è successo

Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha chiesto un divieto globale sui cosiddetti "robot killer", le armi capaci di selezionare e colpire bersagli senza intervento umano diretto. Secondo Guterres, la decisione di togliere la vita "deve restare per sempre umana", una posizione che arriva mentre le armi completamente autonome sono già operative sul campo: l'Ucraina ha utilizzato droni basati su intelligenza artificiale per colpire soldati russi già a partire dal 2024.

Un sondaggio condotto tra il 6 e il 9 febbraio 2026 su 10.289 adulti in cinque Paesi, fotografa un'opinione pubblica ancora nettamente orientata verso il controllo umano sulle armi. In Germania il 47% degli intervistati preferisce decisori umani nelle armi anche se più lenti, contro il 33% che sceglierebbe l'intelligenza artificiale pur meno trasparente, mentre il restante 20% non si esprime. Negli altri Paesi il divario si allarga ulteriormente: nel Regno Unito il 57% preferisce il controllo umano contro il 26% che sceglie l’AI, con percentuali quasi identiche in Stati Uniti e Canada.

Perché conta

L'appello di Guterres arriva in un momento in cui la tecnologia ha già superato il dibattito etico e normativo che dovrebbe regolarla.

  • Un divario netto tra opinione pubblica e realtà del campo di battaglia: in tutti i cinque Paesi analizzati la maggioranza assoluta preferisce mantenere decisori umani nelle armi, ma questa preferenza si scontra con un uso già documentato di droni autonomi capaci di uccidere senza supervisione diretta;
  • Il fronte interno alle aziende tecnologiche si spacca: dipendenti di grandi società tecnologiche statunitensi hanno protestato contro la collaborazione delle proprie aziende con il Pentagono, segno che la resistenza alle armi autonome non riguarda solo l'opinione pubblica generale ma anche chi quelle tecnologie le sviluppa;
  • Il dibattito etico resta diviso: mentre Guterres definisce le armi controllate dall'AI "moralmente ripugnanti", non tutti gli esperti concordano; il filosofo Erich Riesen, dell'Università del Colorado a Boulder, sostiene che i sistemi autonomi possano risultare più discriminanti nel colpire rispetto a soldati umani spaventati, e osserva inoltre che il loro impiego eviterebbe a giovani uomini e donne di portare "il peso morale" della guerra.

Adesso

  • La Germania resta il Paese più aperto all'AI nelle armi: con il 33% di consensi verso i decisori artificiali, Berlino si distingue nettamente dagli altri quattro Paesi del sondaggio, tutti fermi al 26%, un dato che potrebbe riflettere le pressioni sul riarmo tedesco più che una reale fiducia nella tecnologia;
  • La richiesta di Guterres non ha ancora una cornice giuridica vincolante: un divieto globale sulle armi autonome richiederebbe un trattato internazionale, un percorso storicamente lento e reso più complesso dal fatto che alcuni Stati stanno già impiegando queste tecnologie sul campo;
  • La pressione interna alle aziende tech potrebbe pesare più della diplomazia: le proteste dei dipendenti contro i contratti con il Pentagono segnalano un possibile fronte di attrito interno al settore privato che potrebbe condizionare lo sviluppo futuro delle armi autonome più di un eventuale accordo multilaterale.

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