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L'Italia stanzia 1,1 mld del PNRR sull'agrivoltaico ma niente sulla filiera dei pannelli fotovoltaici, nell'Ue il 98% arriva dalla Cina

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L'Italia stanzia 1,1 mld del PNRR sull'agrivoltaico ma niente sulla filiera dei pannelli fotovoltaici, nell'Ue il 98% arriva dalla Cina

Cos’è successo

Nel 2024 l'idroelettrico italiano ha prodotto 52 TWh, la quota più alta tra tutte le rinnovabili, coprendo il 16,7% della domanda elettrica nazionale. Il fotovoltaico ha raggiunto il record di 36 TWh, con capacità rinnovabile installata totale di 74,5 GW. Il mix appare solido. Ma la transizione nasconde una dipendenza strutturale: nel 2024 l'Ue ha importato pannelli solari per 11,1 miliardi di euro, il 98% dalla Cina, che controlla oltre l'80% della produzione mondiale di moduli fotovoltaici.

L'Italia sta costruendo la propria transizione su un'infrastruttura produttiva che non controlla, e il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC) impone di triplicare la produzione fotovoltaica entro il 2030.

Perché conta

L'Italia ha una base idroelettrica consolidata e interamente domestica. La crescita del mix rinnovabile si regge invece su pannelli che arrivano quasi interamente dalla Cina e la filiera produttiva europea è embrionale.

  • Nella filiera del fotovoltaico non esiste integrazione verticale né in Italia né in Europa: nessuna azienda opera nei segmenti a monte polisilicio, lingotti, wafer e a valle celle e moduli insieme. Il costo di investimento per impianti produttivi di pannelli in Italia è tra 2,2 e 5,6 volte superiore alla Cina. Per costruire un impianto in Europa servono 20-40 mesi, contro i 12-24 in Cina;
  • Dal dicembre 2024 la Cina ha ridotto il rimborso fiscale sull'export di pannelli dal 13% al 9%, con prezzi già saliti del 10-15%. Il decreto ministeriale sulle energie rinnovabili ha escluso i pannelli cinesi dagli incentivi per impianti sopra i 6 MW, ma la misura aumenta la domanda di pannelli europei scarsi, facendo lievitare i prezzi anche per il mercato residenziale;
  • Il fotovoltaico italiano dovrà crescere di 2,7 volte entro il 2030 per centrare i target del Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, da 36 a circa 97 TWh. Con il 98% dell'approvvigionamento europeo dalla Cina e filiera locale inesistente, ogni tensione con Pechino si trasmette direttamente alla traiettoria della transizione energetica italiana.

Adesso

  • La legge europea sull'industria a zero emissioni nette punta a produrre il 40% dei pannelli in Europa entro il 2030. L'obiettivo è lontano: la quota europea è oggi marginale e costruire una gigafabbrica richiede cinque anni. Il 2030 è già tra quattro anni;
  • La dipendenza dalla Cina crea un rischio asimmetrico. L'idroelettrico non si porta via, è fisso nel territorio. Il fotovoltaico dipende da una catena di fornitura soggetta a politica commerciale: se Pechino riducesse l'export, l'Italia si troverebbe a rallentare la transizione o pagare prezzi molto più alti;
  • Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato 1,1 miliardi sull'agrivoltaico ma zero sulla produzione domestica di pannelli. Gli incentivi italiani finanziano l'installazione, non la filiera. Una strategia che non include la produzione di componenti rimane esposta alla stessa dipendenza che si vorrebbe ridurre.

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