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L'Italia stanzia 1,05 mld per l'agricoltura dopo 48 anni senza un piano strategico: 300 mln per ridurre la dipendenza dalla carne estera

Cos’è successo
L'ultimo piano strategico per l'agricoltura italiana risale al 1977. Quasi cinquant'anni fa. Oggi il settore vale oltre 36 miliardi di valore aggiunto e rappresenta uno dei pilastri dell'export nazionale, eppure è rimasto a lungo senza una visione legislativa organica. Il disegno di legge "Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo" è un primo tentativo di colmare questo vuoto.
Approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 luglio 2025, mobilita circa 1,05 miliardi di euro per il triennio 2026-2028 su un campo ampio: incentivi per le filiere produttive, misure contro le emergenze fitosanitarie e zootecniche, strumenti per il ricambio generazionale e semplificazione amministrativa. In audizione, Roberto Caponi di Confagricoltura ha definito il provvedimento “particolarmente importante e positivo”, ma ha sollevato un avvertimento: il regime de minimis rischia di ostacolare l'accesso agli incentivi per molte imprese, generando disparità. Un nodo tecnico che, se non affrontato in sede attuativa, potrebbe ridimensionare l'impatto reale della legge.
Perché conta
Il provvedimento interviene su alcune delle fragilità più note del sistema agroalimentare italiano, dalla dipendenza dall'estero per la carne bovina alle emergenze fitosanitarie cronicamente sottofinanziate.
- Filiere e produzione nazionale. L'articolo 3 stanzia 300 milioni nel triennio per incentivare la linea vacca-vitello made in Italy: oggi circa il 50% della carne prodotta in Italia proviene da animali importati, con la Francia che copre oltre il 70% dei vitelli giovani che gli allevatori italiani comprano per ingrassare e portare alla macellazione. L'obiettivo è incrementare di 600.000 capi il patrimonio bovino nazionale entro il 2028. Parallelamente, l'articolo 2 introduce un credito d'imposta fino al 40% per le imprese che sottoscrivono contratti di filiera pluriennali con produttori di frumento italiano;
- Emergenze sanitarie e olivicoltura. L'articolo 5 stanzia 300 milioni per un piano strategico nazionale contro le fitopatie nel settore olivicolo, in primis la Xylella. Le risorse precedenti, 149 milioni in totale, avevano coperto meno del 35% delle domande presentate. L'articolo 7 introduce contributi per il settore suinicolo colpito dalla peste suina africana, che ha generato perdite stimate fino a 20 milioni di euro al mese nei periodi di chiusura dei mercati esteri;
- Ricambio generazionale e accesso alla terra. L'articolo 4 autorizza 150 milioni in tre anni per l'imprenditoria giovanile e femminile, attivando bandi ISMEA per circa 50 imprese l'anno, a fronte di risorse ordinarie che ne finanziavano non più di dieci. L'articolo 8 introduce il comodato d'uso gratuito dei terreni ISMEA per under 41, con opzione di acquisto al 50% del valore al termine del contratto.
Adesso
- Le commissioni parlamentari hanno ripreso i lavori nelle ultime ore dopo una pausa: l'iter è ancora in prima lettura alla Camera e i tempi di approvazione definitiva restano da definire;
- Il nodo del de minimis segnalato da Confagricoltura rimane aperto: diversi incentivi, tra cui quelli per la linea vacca-vitello, ricadono nel regime europeo degli aiuti di importo limitato, il che potrebbe restringere l'accesso per le aziende che hanno già esaurito il massimale consentito, penalizzando in particolare le imprese più strutturate;
- Sul fronte dell'attuazione, la maggior parte delle misure richiede decreti ministeriali attuativi non ancora emanati: dai criteri per i contributi alla filiera bovina al piano strategico sull'olivicoltura, la concreta operatività degli interventi dipenderà dalla velocità con cui il MASAF adotterà i provvedimenti secondari previsti.