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L'Italia è indietro di 5 punti percentuali sul piano energetico nazionale, per il 39,4% di rinnovabili al 2030 serve un ritmo 10 volte superiore

Cos’è successo
Il documento n. 47 del 3 agosto 2026, intitolato “I regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili” e curato dal Servizio Studi della Camera dei deputati, delinea la disciplina statale vigente in materia di regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER). Il rapporto illustra il riordino attuato con il Testo unico sulle rinnovabili (D.Lgs. 25 novembre 2024, n. 190) e i successivi decreti integrativi e correttivi intervenuti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
La riforma accorpa e semplifica le procedure autorizzatorie riconducendole a tre soli regimi (attività libera, procedura abilitativa semplificata e autorizzazione unica), definisce il quadro delle aree idonee e delle zone di accelerazione e introduce norme volte a risolvere la saturazione della rete elettrica. Inoltre, il documento monitora i progressi dell’Italia rispetto ai traguardi fissati dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) al 2030, evidenziando la distanza ancora da colmare rispetto agli obiettivi europei e nazionali.
Perché conta
- Il Testo unico FER sostituisce una disciplina frammentata con tre regimi chiari e termini certi, riducendo l’incertezza per gli operatori e per le amministrazioni nella realizzazione di nuovi impianti;
- Il rapporto evidenzia però una distanza significativa dagli obiettivi europei. Nonostante i progressi, infatti, l’Italia è a circa 5 punti percentuali sotto la traiettoria PNIEC nel 2025 e deve guadagnare quasi 20 punti in cinque anni (contro i 2 punti dell’ultimo quinquennio) per raggiungere l’obiettivo del 39,4% dei consumi energetici finali coperti dalle rinnovabili al 2030. Si tratta di un ritmo di crescita molto più elevato di quello attuale, l'Italia dovrà crescere a un ritmo dieci volte superiore rispetto a quello degli ultimi cinque anni per centrare l'obiettivo;
- Impatto diretto su costi e dipendenza energetica: il dossier collega la velocità di autorizzazione degli impianti rinnovabili ad alcune debolezze strutturali del sistema energetico italiano, come la dipendenza dall’estero (73,5% nel 2024, contro il 57% medio nell’Unione europea) e il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, tra i più alti in Europa per via del peso del gas nel mix di generazione.
Adesso
- Attuazione del decreto FER X “a regime” per gli incentivi alla produzione energetica da fonti rinnovabili: autorizzato dalla Commissione europea l’8 giugno e firmato dal ministro dell’Ambiente il 18 giugno, porta il contingente di nuova capacità rinnovabile a 37,15 GW, ma la piena operatività dipende dalle regole operative del GSE e dalle delibere dell’ARERA;
- Rimangono da adottare il decreto interministeriale sull’ordine di priorità delle istruttorie ambientali, l’aggiornamento delle linee guida per l’autorizzazione degli impianti FER, i provvedimenti sulle aree di accelerazione marine e quelli sulla saturazione virtuale delle reti elettriche;
- Le regioni devono integrare con legge l’elenco statale delle aree idonee e adottare i piani delle zone di accelerazione terrestri, secondo la mappatura del GSE: si tratta di un passaggio chiave per semplificare ulteriormente le procedure nei prossimi mesi.