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L'Italia chiede all'Ue 5 o 6 navi in più nel Mar Rosso per proteggere il 40% del commercio marittimo nazionale a rischio

Cos’è successo
La scorsa settimana, al Forum Risorsa Mare di La Spezia, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che l’Italia non attenderà più i tempi di Aspides, la missione dell'UE, per far transitare i propri mercantili dallo stretto Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Secondo il Ministro, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, non si può aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare. L’obiettivo è quindi scortare i cargo nazionali e riaprire il flusso verso Suez.
Nella zona operano sostanzialmente due fregate: la FREMM italiana Carlo Bergamini, a Gibuti, e un’unità greca. L’Italia mette anche i cacciamine Rimini e Crotone e 269 militari. Almeno dieci navi con bandiera o armatore italiani sono in attesa di una scorta. Dopo l’annuncio, la Bergamini ha già accompagnato il mercantile Jolly Oro della Ignazio Messina.
Il 18 settembre Crosetto ha chiesto all'Ue 5 o 6 navi aggiuntive per coprire l’area. Se gli altri Stati non le inviano, Roma incrementerà il contributo, ma costi extra e rischi dovranno essere sostenuti dall’Europa.
Perché conta
La questione è sia economica che militare. Da Suez e Bab el-Mandeb passa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% dell’export verso l’Asia. I volumi restano del 39% sotto i livelli pre-crisi, pur con oltre 1.200 transiti mensili nell’estate 2026. Circumnavigare l’Africa alza noli e prezzi e dirotta le navi verso i porti del Nord Europa, penalizzando Genova, Trieste e Gioia Tauro. L’Italia, paese mediterraneo e manifatturiero, è quindi più esposta rispetto a Germania o Paesi Bassi.
- Per gli armatori, la scorta nazionale sblocca navi che sarebbero altrimenti ferme e riduce i costi sia delle assicurazioni che di percorsi alternativi (l'Africa). Assarmatori, l'associazione degli armatori italiani, ha accolto positivamente la mossa;
- Per Forze armate e Ue, un aumento di Aspides rappresenterebbe un carico aggiuntivo importante. La Marina Militare italiana è già impegnata su più teatri. Italia e Grecia tengono, inoltre, in piedi Aspides da mesi. Senza contributi aggiuntivi dall'Europa, la missione rischia di diventare di fatto italo-greca.
Adesso
- Nel breve periodo, il governo dovrà chiarire se il distacco temporaneo della nave Bergamini dalla missione Aspides rientra nel mandato già votato o se serve una nuova autorizzazione parlamentare. È in valutazione una seconda unità missilistica, che richiederà circa due settimane per il trasferimento;
- Per Italia, aziende e Marina Militare, l’effetto immediato è operativo: per aumentare l'operazione, servono scorte dedicate, personale e logistica a Gibuti. Se i partner non inviano navi né fondi, Roma finanzierà e si sobbarcherà da sola i costi (economici, politici e militari) per la difesa di una rotta europea;
- Per l’Ue la lettera di Crosetto è un ultimatum morbido. O Aspides viene rafforzata entro febbraio 2027, o l’Italia sarà obbligata a fare delle scelte.