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L'India punta sulla demografia come asset strategico, con incentivi alla natalità e picco a 1,7 mld di persone nel 2065

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L'India punta sulla demografia come asset strategico, con incentivi alla natalità e picco a 1,7 mld di persone nel 2065

Cos’è successo

Con 1,42 miliardi di abitanti, l'India è il Paese più popoloso al mondo. Eppure alleati chiave del governo Modi spingono per politiche pro-natalità. Il tasso di fertilità totale — TFR, il numero medio di figli per donna — è sceso a 2,0 nel 2019-21, dal 3,4 del 1992-93, sotto la soglia di 2,1 per il ricambio generazionale.

L'Andhra Pradesh ha annunciato incentivi per il terzo figlio (30.000 rupie, circa 311 dollari) e il quarto (40.000). Il Sikkim offre congedo di maternità di un anno e contributi per la fecondazione in vitro. L'RSS — il Rashtriya Swayamsevak Sangh, organizzazione induista da cui è emerso il partito di Modi — ha dichiarato la crescita demografica una priorità. Le Nazioni Unite proiettano che la popolazione indiana raggiungerà il picco di 1,7 miliardi tra quarant'anni.

Perché conta

Dietro gli incentivi alla natalità non c'è solo una risposta alla curva demografica: c'è una visione strategica sul ruolo dell'India nel sistema internazionale del 2050 e oltre.

  • Il paradosso demografico indiano è reale ma asimmetrico. Il TFR nazionale a 2,0 nasconde una frattura interna profonda: gli Stati del sud — più ricchi, più istruiti, più urbanizzati — hanno tassi già sotto 1,6, mentre gli Stati del nord restano sopra il livello di sostituzione. La spinta pro-natalità degli alleati di Modi viene quasi interamente dagli Stati meridionali, preoccupati di invecchiare più in fretta del resto del Paese. Nel medio termine, questa divergenza cambierà i pesi politici interni: la ripartizione dei seggi parlamentari in India è legata alla popolazione, e gli stati del sud temono di perdere rappresentanza a favore del nord demograficamente più dinamico.
  • La lezione geopolitica viene dall'Asia orientale. Cina, Giappone, Corea del Sud e Thailandia hanno tutti cercato di abbassare la natalità negli anni Ottanta, per poi invertire rotta dopo il 2015 senza successo. L'India osserva quei fallimenti e interpreta il proprio vantaggio demografico — una popolazione giovane che i proiettori Onu vedono crescere fino al 2065 — come un asset strategico da preservare, non da disperdere. Nel confronto diretto con la Cina, che affronta già un declino demografico strutturale, ogni punto di TFR è un elemento del differenziale di potenza a lungo termine.
  • La disoccupazione giovanile complica il quadro. Con un tasso di disoccupazione del 9,9% nella fascia 15-29 anni — che sale al 13,6% nelle aree urbane — l'India deve ancora assorbire produttivamente i giovani che già ha. Incentivare nuove nascite in questo contesto non risponde a un'urgenza demografica immediata: è una scommessa sul 2050, quando la forza lavoro cinese sarà in contrazione e quella indiana potrebbe ancora espandersi.

Adesso

  • La delimitazione dei collegi elettorali prevista dopo il censimento del 2026, ridisegnerà il potere politico in base alla popolazione. Gli Stati del sud, che hanno abbassato la natalità seguendo le politiche del governo centrale, rischiano di essere penalizzati in termini di rappresentanza. La spinta pro-natalità è anche una risposta a questa prospettiva;
  • In un mondo in cui Europa, Cina, Giappone e Russia affrontano declino demografico, preservare la massa demografica è un segnale di proiezione di potenza di lungo periodo e un vantaggio competitivo nel sistema internazionale del 2050;
  • Gli incentivi economici raramente funzionano da soli. L'India ha uno dei tassi di partecipazione femminile al lavoro più bassi al mondo: incentivare le nascite senza affrontare quel nodo rischia di essere una politica simbolica più che demografica;

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