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L'idroelettrico vale oltre il 20% dell'energia italiana per i piccoli impianti fino a 3 MW la Corte UE toglie l'obbligo di gara alla scadenza delle concessioni

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L'idroelettrico vale oltre il 20% dell'energia italiana per i piccoli impianti fino a 3 MW la Corte UE toglie l'obbligo di gara alla scadenza delle concessioni

Cos’è successo

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che le piccole derivazioni idroelettriche – cioè gli impianti con potenza media uguale o inferiore a 3 megawatt – non dovranno essere messe necessariamente a gara una volta scadute le concessioni. Nel loro caso, dunque, non si applica automaticamente la cosiddetta “direttiva Bolkestein” sui servizi nel mercato comune europeo.

“È una pronuncia che contribuisce a restituire certezza agli operatori e alle amministrazioni e che riconosce la specificità di un comparto strategico per il sistema energetico nazionale”, ha dichiarato la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava. La sentenza in questione è relativa alla causa C-653/24 tra la Regione Emilia- Romagna e lo Stato italiano.

Perché conta

  • L’idroelettrico è la prima fonte rinnovabile per contributo al mix di generazione elettrico italiano: vale più del 20%, preceduta solo dal gas naturale (sopra il 40%) e seguita dal fotovoltaico (13%) e dall’eolico (8%). È una fonte a zero emissioni, modulabile e capace anche di svolgere una funzione di stoccaggio attraverso gli impianti di pompaggio;
  • Il principio alla base della sentenza della Corte di giustizia dell’Ue è che la produzione di energia e la prestazione di servizi sono soggette a regole normative differenti. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che l’articolo 12 della direttiva Bolkestein, che disciplina le autorizzazioni legate alla scarsità delle risorse naturali, non è applicabile ai piccoli impianti dedicati principalmente o esclusivamente alla produzione di elettricità;
  • Anche qualora alla produzione elettrica si accompagnasse una prestazione di servizi, infatti, questo non cambierebbe comunque la qualificazione se i servizi in questione sono accessori rispetto all’attività principale di produzione di elettricità.

Adesso

  • La Corte di giustizia dell’Ue ha annullato l’automatismo di applicazione della direttiva Bolkestein per le piccole derivazioni. Rimarrà però al governo italiano e alle Regioni il compito di elaborare un modello per la gestione dell’acqua pubblica;
  • La sentenza, inoltre, non si estende a tutte le concessioni idroelettriche italiane: al contrario, viene specificato che le grandi derivazioni (oltre i 3 MW) sono soggette a una disciplina diversa e che le autorità italiane devono rispettare i principi di trasparenza, non discriminazione e competitività alla scadenza delle concessioni;
  • Nel 2021 l’allora governo di Mario Draghi agganciò l’apertura di gare per le concessioni idroelettriche agli obiettivi del PNRR. Ad oggi, però, queste gare non sono state organizzate. Gli operatori chiedono uniformità di condizioni a livello europeo: temono che, in caso contrario, questi asset fondamentali per la sicurezza energetica-economica dell’Italia possano finire in mani straniere.

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