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L'ex ministro Fedorov mette in luce 5 temi cruciali sulla guerra e sulla crisi politica interna in Ucraina

Cos’è successo
L'Ucraina sta lentamente perdendo la guerra contro la Russia. Lo ha detto l'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, in un’intervista all’agenzia a Reuters che segna una rottura netta rispetto alla narrazione ufficiale di Kiev. Secondo lui, il Paese non ha una visione complessiva su come vincere un conflitto ormai quadriennale, ed è frenato dalla mancata capacità di innovare, da reti radicate di corruzione e clientelismo e dalla scarsa indipendenza politica delle istituzioni statali.
Fedorov, 35 anni, riformatore considerato tra i più giovani e ambiziosi dell'esecutivo ucraino, è stato rimosso dall'incarico dopo appena sei mesi, dopo aver avviato riforme sugli appalti militari e sulla mobilitazione che lo hanno messo in disaccordo con l'establishment militare e con rivali politici. La sua uscita dal governo ha innescato settimane di proteste. L'ufficio del presidente Volodymyr Zelensky ha risposto alle sue dichiarazioni ricordando che, quando era ancora ministro, Fedorov si esprimeva in termini positivi sulla conduzione della guerra, e che l'unica cosa cambiata da allora è il suo status personale. L’intervista, però, permette di riflettere su vari temi - cinque in particolare - che permettono di tracciare un quadro della situazione attuale.
Perché conta
- Sul campo, la Russia colpisce fabbriche e depositi ucraini con decine di missili balistici al mese, che Kiev fatica a intercettare per la carenza di sistemi anti-missile, mentre avanza lentamente nel Donbas contro trincee di fanteria ucraina scarsamente motivate; in risposta, l'Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni e missili in profondità nel territorio russo, colpendo raffinerie come quella di Perm e causando carenze di carburante diffuse in Russia;
- Emerge un paradosso sulla fiducia nell'esito della guerra: mentre Fedorov parla di un Paese che sta "lentamente perdendo", un sondaggio di fine luglio mostra che l'82% degli ucraini crede ancora nella vittoria, pur aspettandosi che i combattimenti proseguano oltre il 2027;
- Fedorov parla di una finestra di "pochi mesi" per proseguire la campagna di attacchi mirata a isolare la Crimea occupata, prima che la Russia riesca ad adattarsi alle nuove tattiche ucraine;
- La settimana scorsa Fedorov è diventato la prima figura politica di alto livello in Ucraina a chiedere apertamente elezioni in tempo di guerra, denunciando una "crisi sistemica" di governance; Zelensky ha condannato duramente la proposta, sostenendo che potrebbe "distruggere l'Ucraina" mentre combatte la Russia, e ha lasciato intendere che Fedorov possa essere spinto da pressioni esterne, accusa che l'ex ministro respinge fermamente. L'Ucraina è sotto legge marziale dall'invasione russa del febbraio 2022, che vieta le elezioni per ragioni di sicurezza, e i sondaggi mostrano finora uno scarso entusiasmo popolare per un voto in piena guerra;
- Fedorov sostiene che lo Stato ucraino operi a un livello di efficienza del 5%, e indica in droni autonomi guidati dall'intelligenza artificiale, intercettori economici e un programma missilistico balistico nazionale gli strumenti già disponibili per ribaltare l'andamento del conflitto, se solo venissero applicati con una strategia unificata invece che in modo frammentario.
Adesso
- Sul suo futuro, Fedorov resta volutamente vago, ma offre due indicazioni concrete: dice che è ancora troppo presto per sapere se si candiderà alla presidenza, pur non escludendolo; nel frattempo, annuncia che dividerà il proprio tempo tra la battaglia politica per il ripristino delle elezioni e nuove iniziative nel campo delle tecnologie militari, incluso un fondo d'investimento per cui è in partenza per un viaggio di raccolta capitali negli Stati Uniti;
- Sul piano più ampio, il divieto elettorale imposto dalla legge marziale ha una base legale solida e precedenti in altre democrazie in guerra - anche il Regno Unito sospese il voto durante la Seconda guerra mondiale - ma più si protrae senza una exit strategy chiara, più rischia di erodere la legittimità democratica delle istituzioni ucraine agli occhi di cittadini e partner internazionali, anche se per ora il sostegno popolare a tornare alle urne resta comunque basso.