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L'Europa spende 13,5 miliardi nello spazio, ma effettua solo 8 lanci contro i 193 degli Usa

Cos’è successo
Eurospace, il gruppo di lavoro sullo spazio di ASD (l'associazione delle industria della difesa europee) ha pubblicato il GALAXY Report (“Governance, Autonomy and Leadership Analysis in the European Space IndustrY”), prima valutazione delle sfide strategiche del settore spaziale europeo. Il documento si basa su interviste approfondite con 15 CEO — dai system integrator alle mid-cap e startup — per fare una diagnosi del settore.
Il quadro evidenza frustrazione e urgente. Da una parte, la retorica politica - a livello nazionale, NATO e Ue - sullo spazio come dominio sovrano non è mai stata così forte. Dall'altra, l’industria resta però frammentata, con budget vincolati, redditività debole e rischio di rimanere ulteriormente indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. Mentre le grandi potenze proteggono e scalano la propria base industriale, l’Europa continua a spezzettare una domanda già piccola. I budget spaziali europei sono saliti a circa 13,5 miliardi di euro nel 2025 (+12% sul 2024 anche grazie alla difesa), l'Agenzia Europea per lo Spazio (ESA) ha visto aumentare nettamente il suo bilancio per il 2026-28, IRIS² -- l'alternativa europea a Starlink -- è entrata in fase di costruzione: si tratta di un programma da circa 15,6 miliardi, che dovrebbe costruire una costellazione di 348 satelliti. Allo stesso tempo, nel 2025 l’Europa ha effettuato solo 8 lanci orbitali contro 193 degli USA e 93 della Cina; gli investimenti privati europei sono calati dell’8%, mentre quelli globali sono esplosi.
Perché conta
Senza una domanda istituzionale aggregata in Europa e maggiore redditività, i Paesi europei non possono costruire un'autonomia di accesso e di operazioni nello spazio.
- Con una domanda frammentata tra molte commesse nazionali e programmi dell'Unione europea e dell'ESA, è impossibile raggiungere economie di scala nella produzione, nei lanciatori, e nelle costellazioni, di fatto obbligando gli attori europei a dipendere da aziende o paesi extra-europei;
- La finestra è stretta: ci sono slancio politico e budget di difesa in crescita, ma se non si convertono in una domanda prevedibile che quindi consenta investimenti di lungo periodo, l’opportunità rischia di essere persa.
Adesso
- I policy maker europei vorranno cambiare la domanda istituzionale (ESA, UE, Stati) in modo più aggregato e allineato alle esigenze di mercato così da permettere agli attori europei di garantire accesso orbitale autonomo e investimenti multi-annuali?
- C'è un problema di redditività e consolidamento: senza margini sostenibili, le grandi aziende non possono aumentare gli investimenti mentre mid-cap e startup non possono rimanere sul mercato -- eventualmente portando anche fuori dall'UE le loro competenze e tecnologie;
- IRIS², i lanciatori europei e i programmi di difesa spaziale nazionale rappresentano i principali test: se rimarranno organizzati in maniera sparsa e non coordinata, l’Europa resterà cliente più che potenza spaziale. In questa discussione si inserisce l'attuale dibattito al parlamento europeo sullo Space Act che da una parte vorrebbe risolvere alcune di queste criticità ma, dall'altra, è già criticato in quanto non le affronterebbe tutte o in maniera appropriata.