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L’esodo di xAI continua, ma arrivano anche due nomi di peso
Cosa è successo
L’ha scritto Elon Musk stesso: xAI “was not built right first time around” e ora va “rebuilt from the foundations up”. Ammissione amara, ma verità fattuale.
Zihang Dai è uscito. Guodong Zhang pure. Prima di loro erano già saltati Toby Pohlen, Jimmy Ba, Tony Wu e Greg Yang. Business Insider scrive che, dopo quest’ultima ondata, tra gli ingegneri che avevano fondato xAI con Musk ne restano soltanto due. Bloomberg allarga di poco il conto: includendo Musk, dei dodici cofounder originari ne rimangono al massimo tre.
La luce, se si può definire tale, arriva da due senior hire ormai ex-Cursor, Jason Ginsberg e Andrew Milich, che guideranno la divisione di product engineering. Alla disperata ricerca di un ritmo sempre più necessario per competere.
Perché è importante
Quello di cofounder non è un titolo onorario — xAI, tra i problemi con Macrohard, Grok Imagine e la fuoriuscita continua delle ultime settimane, ha perso linfa vitale seria, in una posizione già carente nella quale il lab non è mai veramente riuscito ad agganciare i “big three” — OpenAI, DeepMind e Anthropic — alla frontiera.
Per questo i due arrivi da Cursor raccontano insieme forza e debolezza. Sono profili seri, ma non possono bastare a colmare le uscite; tantomeno le carenze strutturali. Soprattutto quelle culturali: la testimonianza dell’ex dipendente Benjamin De Kraker, condivisa oggi proprio su X, è l’ennesima fotografia di un clima interno in cui all’iniziativa celebrata a parole sopraggiunge presto una burocrazia insensatamente severa e improvvisata nei fatti, che non poteva funzionare e infatti ha floppato (più volte).
E adesso?
xAI non è in pericolo di sparire. Musk ha troppo capitale, troppo brand e troppe leve per lasciarla affondare, non da ultimo la paventata convergenza con Tesla. Il rischio è però di restare un asset strategico dentro il suo impero senza consolidarsi mai come laboratorio di frontiera con una traiettoria propria.
Il modello bottom-up di Cursor potrebbe essere importato con successo, e magari dare all’azienda una scossa necessaria per capire se il rebuild può rappresentare davvero un nuovo inizio. A parlare saranno le prossime release.