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L'esercitazione Nato con 13 Paesi coinvolti è stata interrotta 3 volte per la schiacciante superiorità dei droni ucraini

Cos’è successo
Durante un'esercitazione Nato per la difesa dell’isola svedese di Gotland, considerata il cuore pulsante della difesa nel Mar Baltico, gli operatori di droni ucraini hanno soverchiato le forze svedesi. L'esercitazione, che ha visto la partecipazione di circa 18mila militari da 13 paesi, ha simulato un attacco improvviso da parte di un paese non meglio identificato (chiaramente riferito alla Russia) che accumulava truppe lungo i confini orientali dell'Alleanza. L'obiettivo era testare la velocità con cui la Svezia può rispondere per poi ricevere e integrare i rinforzi alleati sul proprio territorio. L’operazione è stata interrotta ben tre volte per permettere ai comandanti svedesi di rivedere le tattiche.
Il comandante delle Forze Armate svedesi, generale Michael Claesson, ha dichiarato che tutti gli eserciti Nato devono urgentemente imparare a combattere con i droni direttamente dagli ucraini. Un epilogo simile si era osservato poche settimane fa in un’altra esercitazione in Estonia, nella quale i team ucraini hanno dominato completamente le unità baltiche e alleate con droni FPV, cioè con controllo in prima persona da parte dell’operatore tramite un visore, e loitering munitions, droni che spesso vengono lanciati in un'area senza un bersaglio preciso aspettando che compaia un obiettivo, per poi colpirlo. Questo ha costretto gli osservatori Nato a riconoscere che le tattiche tradizionali sono obsolete di fronte a questo nuovo tipo di minaccia aerea a basso costo e alta saturazione.
Perché conta
- I droni stanno alterando profondamente il campo di battaglia, ma non bisogna cadere nelle facili illusioni: le forze armate europee non sono spacciate. Sono invece di fronte a una sfida che richiede investimenti mirati e un cambio di mentalità per neutralizzare questa minaccia senza lasciarsi paralizzare dal cambiamento;
- È necessario sviluppare difese organiche anti-drone a livello di plotone, compagnia, battaglione e brigata: sia cinetiche (missili portatili e veicoli con sistemi C-UAS) sia non-cinetiche (guerra elettronica, jamming e spoofing) per proteggere le unità sul campo senza dipendere solo da sistemi centralizzati costosi;
- Serve un profondo cambiamento organizzativo, dottrinario e di addestramento: le unità devono imparare a operare in ambienti saturi di droni, integrando sensori, contromisure e manovre protette in ogni piano operativo, esattamente come stanno facendo gli ucraini da tre anni. L’esperienza nel Gotland e in Estonia dimostra che la superiorità aerea tradizionale non basta più: la vera partita si gioca nella saturazione e controsaturazione, e l’Europa ha ancora un margine di tempo per colmare le vulnerabilità esistenti.
Adesso
- L’Europa deve investire con urgenza non solo (o soprattutto) in droni offensivi, ma in capacità anti-drone integrate: la Nato ha di recente creato una sorta di "negozio" nel quale le forze alleate possono acquistare difese C-Uas già disponibili e provate, senza dover ognuna ripartire da capo;
- Servono molte più esercitazioni congiunte come Gotland ed Estonia, con addestramento reale contro droni ucraini e innovazione continua: solo ripetendo questi stress-test si può trasformare la lezione in dottrina operativa condivisa;
- La difesa non è un prodotto da acquistare una volta per tutte, ma un processo continuo di adattamento: l’Europa deve passare da una logica di “piattaforme” a una di “sistemi adattivi”, investendo in ricerca, addestramento e produzione industriale per restare al passo con una minaccia che evolve ogni mese.