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L'accordo UE-Australia che fa rimpiangere Londra

L'accordo UE-Australia che fa rimpiangere Londra

2 min di lettura

Cosa è successo

Il 24 marzo 2026, dopo otto anni di negoziati, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il Primo Ministro australiano Anthony Albanese hanno firmato a Canberra un accordo di libero scambio tra UE e Australia. L'intesa azzera circa il 98% dei dazi europei sulle esportazioni australiane (vino, prodotti lattiero-caseari, frumento, orzo e frutti di mare) e liberalizza quasi interamente l'accesso al mercato australiano per le merci europee. L'accordo elimina inoltre i dazi su quasi tutte le esportazioni australiane di minerali critici verso l'UE, in un contesto in cui la Cina controlla circa il 90% della lavorazione delle terre rare a livello globale. L'ironia politica non è sfuggita a nessuno: la "relazione in stile australiano" che Boris Johnson nel 2020 aveva invocato come modello per una Brexit senza accordo, di fatto il sinonimo di nessuna intesa con Bruxelles, è diventata oggi una partnership commerciale e strategica di pieno profilo, da cui il Regno Unito è escluso.

Perché è importante

Secondo le stime dello stesso governo britannico, tutti gli accordi commerciali firmati da Londra dopo la Brexit con Australia, Nuova Zelanda, India e altri, produrranno complessivamente un incremento del PIL di circa lo 0,2%. Una cifra che non compensa nemmeno lontanamente la perdita stimata tra il 4 e l'8% del PIL causata dall'uscita dal mercato unico e dall'unione doganale. L'accordo UE-Australia è strutturalmente più ambizioso di quello che il Regno Unito aveva siglato con Canberra nel 2021, la prima intesa commerciale "nuova" di Londra post-Brexit, presentata come prova della capacità negoziale britannica indipendente dall'UE. L'accordo europeo aggiunge alla liberalizzazione tariffaria un partenariato su sicurezza e difesa, accesso privilegiato ai minerali critici e cooperazione su intelligenza artificiale e cybersicurezza: dimensioni assenti dall'intesa britannica.

E adesso?

Per il governo Starmer il momento è delicato: deve gestire la revisione del Trade and Cooperation Agreement con l'UE la cornice commerciale post-Brexit, senza poter rivendicare vantaggi analoghi a quelli che Bruxelles ha appena strappato a Canberra. Le proiezioni indicano che le esportazioni europee verso l'Australia potrebbero crescere fino al 33% nel prossimo decennio, con un risparmio annuo in dazi superiore al miliardo di euro. Nel dibattito politico britannico, l'accordo UE-Australia diventa un argomento concreto nelle mani di chi chiede un riallineamento più stretto con il mercato unico: la prova che un paese terzo ottiene da Bruxelles condizioni più favorevoli di quelle disponibili all'ex membro che ha scelto di andarsene.

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