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Italia tra denatalità e fuga dei talenti: l’allarme di Panetta sulla crescita di lungo periodo

2 min di lettura

Cosa è successo?

Il governatore della Banca d'Italia e membro del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, Fabio Panetta, ha lanciato un forte allarme sulla sostenibilità economica dell’Italia intervenendo all’Università di Messina. Secondo Panetta, il Paese è seduto su una vera e propria bomba demografica: la popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi di oltre 7 milioni di persone entro il 2050, anche ipotizzando un aumento dei tassi di partecipazione al lavoro. Il quadro è aggravato da una dinamica demografica senza precedenti: 370.000 nascite nel 2024, il minimo dall’Unità d’Italia (1861), sedicesimo anno consecutivo di calo, con dati preliminari 2025 che indicano un’ulteriore flessione. In parallelo, l’economia italiana registra 25 anni di produttività stagnante, mentre gli obiettivi di crescita restano modesti (0,5% nel 2025).

Perché è importante?

Il messaggio di Panetta è strutturale, non congiunturale: senza un forte aumento della produttività, la contrazione della forza lavoro si tradurrà inevitabilmente in un calo del PIL e del benessere complessivo. La denatalità non è solo un problema sociale, ma una variabile macroeconomica che fissa il tetto massimo alla crescita. A questo si aggiunge la fuga dei cervelli: un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più rispetto a un coetaneo italiano (circa +30% rispetto alla Francia), creando un potente incentivo all’emigrazione dei profili più qualificati. Il risultato è un doppio drenaggio di capitale umano: meno giovani entrano nel sistema e una quota rilevante di quelli formati lo abbandona.

E adesso?

Secondo Panetta, invertire la rotta richiede scelte di politica economica sistemiche, non misure tampone. Le priorità indicate sono chiare: più investimenti in istruzione, rafforzamento della qualità e dell’attrattività delle università, espansione dei servizi per l’infanzia e maggiore sicurezza lavorativa per donne e giovani, condizioni che nei Paesi europei più dinamici si associano sia a tassi di occupazione più elevati sia a una fertilità meno depressa. In assenza di un salto di qualità su questi fronti, l’Italia rischia di entrare in una traiettoria di declino demografico ed economico auto-rinforzante, in cui la bassa crescita non è più una fase ciclica, ma una caratteristica permanente del modello di sviluppo.

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