Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessPolitica Internazionale

Italia e Germania pesano il 40% della produzione industriale Ue, un dato che sfida la narrativa del declino industriale europeo

4 min di lettura
Italia e Germania pesano il 40% della produzione industriale Ue, un dato che sfida la narrativa del declino industriale europeo

Cos’è successo

Un report Ispi realizzato per Ahk Italien, la Camera di commercio italo-tedesca, prova a bilanciare la narrativa dominante sul declino industriale europeo, basandosi sull'analisi empirica delle esportazioni di Italia e Germania su 270 prodotti strategicamente rilevanti. Lo studio, "Under pressure: Europe, Italy and Germany in a weaponised global economy", è stato presentato in occasione del ventesimo Forum italo-tedesco alla Borsa Italiana, dal titolo "Il Rinascimento industriale europeo tra Italia e Germania".

Secondo il report, nel 2025 i due Paesi hanno rappresentato insieme il 40% della produzione industriale dell'Unione europea, mantenendo posizioni di forza in numerosi segmenti delle catene globali del valore nonostante vincoli strutturali maggiori rispetto ai concorrenti cinesi e statunitensi: dimensioni del mercato interno più ridotte, costi energetici più alti, accesso ai capitali più limitato. Il vantaggio italo-tedesco emerge soprattutto nei "prodotti specifici", per i quali esiste un numero limitato di fornitori alternativi a livello globale, un fattore che rende difficile la sostituzione nel breve periodo.

I dati settoriali raccontano una geografia della competitività molto differenziata. Nella mobilità elettrica e nelle tecnologie per i trasporti, Italia e Germania insieme raggiungono il 28% delle esportazioni mondiali dei prodotti analizzati, contro il 18% della Cina e appena il 7% degli Stati Uniti. Nei macchinari avanzati e nella robotica la quota congiunta è al 18%, quasi alla pari con il 19% cinese e ben oltre il 9% americano. Il quadro si ribalta però in altri comparti chiave: nei componenti elettronici e per l'energia la Cina domina con il 44% contro l'8% italo-tedesco, mentre nel digitale e comunicazione Pechino è al 25% contro il 3% dei due Paesi europei. Washington mantiene invece una netta leadership nelle tecnologie per difesa e aerospazio, con il 25% contro il 12% italo-tedesco e appena il 4% cinese.

Perché conta

Lo studio si inserisce in un dibattito europeo che, secondo Ahk Italien, rischia di essere sbilanciato verso una lettura eccessivamente difensiva della competitività continentale.

  • La narrativa del declino oscura competenze industriali reali: secondo Ahk Italien, lo studio mette in discussione una lettura esclusivamente difensiva della competitività europea, perché accanto alle vulnerabilità Italia e Germania conservano capacità industriali e tecnologiche che restano in gran parte fuori dai radar del dibattito pubblico;
  • La specializzazione settoriale è un'arma a doppio taglio: la stessa concentrazione su prodotti di nicchia che protegge Italia e Germania dalla concorrenza diretta nei volumi li rende anche strutturalmente assenti da comparti a crescita più rapida come componenti elettronici e digitale, dove la Cina ha già consolidato una posizione dominante;
  • Il ventennale del Forum coincide con un anniversario diplomatico: l'edizione 2026 cade nello stesso anno del 75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, un contesto che secondo l'ambasciatore tedesco in Italia Thomas Bagger rende la competitività in un mercato globale in profondo mutamento "una sfida comune" su cui i due Paesi "possono fare la differenza in e per l'Europa".

Adesso

  • Lo spazio come nuova frontiera industriale ha numeri concreti su cui misurarsi: l'economia spaziale globale valeva 613 miliardi di dollari nel 2024, in crescita del 7,8%, con proiezioni a 1.800 miliardi entro il 2035; in Italia il fatturato della filiera spaziale è salito da 1,9 a 3,1 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024, con l'occupazione passata da 5.900 a 8.900 addetti, mentre il Paese resta terzo contributore europeo al budget dell'ESA con il 15%, la base concreta su cui si regge l'apertura della filiera a competenze provenienti dall'automotive richiamata da Cristoforetti;
  • I bilanci spaziali europei crescono a doppia cifra per la prima volta in cinque anni: secondo il Rapporto ESA 2026, gli investimenti pubblici spaziali europei sono saliti del 12% nel 2025 a 13,5 miliardi di euro, trainati soprattutto dall'aumento della spesa tedesca per la difesa, mentre il mercato upstream europeo di veicoli e servizi di lancio vale oggi 75 miliardi di euro, con l'80% della domanda istituzionale ormai dominata dal comparto difesa;
  • Il confronto tra industria e finanza si gioca su input produttivi ancora sbilanciati verso il vecchio modello: il proseguimento del dibattito tra Leonardo, Marcegaglia Holding, Schaeffler e Schwarz Digits resta ancorato al nodo evidenziato dai dati export, ovvero come spostare risorse dai comparti in cui Italia e Germania restano forti ma maturi, come la mobilità elettrica al 28%, verso quelli a crescita più rapida dove oggi pesano appena il 3%, come digitale e semiconduttori, un riposizionamento che senza una strategia industriale comune rischia di restare solo enunciato.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Politica Internazionale

3 cose da sapere dei negoziati Usa-Russia sull'Ucraina e 3 possibili scenari

Politica Internazionale

La carenza di finanziamenti costringe il Programma Alimentare Mondiale a tagliare gli aiuti a 500 mila abitanti di Gaza

Politica Internazionale

Otto Paesi Ue vanno al voto in 12 mesi e le elezioni possono cambiare l'Europa