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Infrastrutture europee vulnerabili ai cyberattacchi: 150 le offensive russe dal 2022

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Infrastrutture europee vulnerabili ai cyberattacchi: 150 le offensive russe dal 2022

Cosa è successo

Il 23 aprile il ministro svedese della Protezione Civile Carl-Oskar Bohlin ha dichiarato che il governo del Paese nordico ha concluso che l'attacco informatico del 2025 a una centrale termica nella Svezia occidentale è stato perpetrato da un gruppo filorusso con legami con i servizi di sicurezza e intelligence di Mosca. Bohlin ha poi paragonato questo attacco a quello del dicembre 2025 contro la rete elettrica polacca.

Se confermata, la notizia si porrebbe nel lungo elenco di attacchi informatici ai danni di infrastrutture europee che si presume siano partiti da Mosca per danneggiare i Paesi alleati dell’Ucraina. Secondo un’analisi di Associated Press, gli attacchi informatici perpetrati dalla Russia verso l’Ue potrebbero essere stati almeno 150 dal 2022 a oggi.

Perché è importante

Per due ragioni, la prima di tipo bellico/militare, la seconda di taglio più europeo.

  • Dal punto di vista militare, il numero e il tipo di queste azioni mette in luce quando grande sia il divario tra Ue e Russia nel condurre operazioni militari. Nell’ultima dozzina d’anni, grosso modo dalla presa della Crimea e dalle prime, blande, sanzioni Ue contro Mosca, la Russia ha dimostrato di non aver nessun timore, al contrario di avere grande spregiudicatezza, nel condurre una guerra ibrida. Lo ha fatto in vari modi, dalle operazioni di propaganda al foraggiamento di partiti ‘anti sistema’, fino agli attacchi alle infrastrutture. Bruxelles, almeno in questa fase, non sembra né attrezzata, né soprattutto intenzionata a perseguire questa stessa strada.

Secondo Associated Press: "A dicembre, le autorità danesi hanno dichiarato che attacchi informatici perpetrati dalla Russia nel 2024 contro un'azienda idrica hanno lasciato alcune case senza acqua, mentre ad agosto la polizia norvegese ha affermato che hacker filorussi hanno aperto a distanza una valvola in una diga, provocando una fuoriuscita d'acqua. A marzo, il Servizio di sicurezza statale lettone ha dichiarato che un treno e le infrastrutture ferroviarie sono stati incendiati da persone che agivano nell'interesse della Russia”.

  • Dal punto di vista europeo, gli attacchi hanno messo in luce l’inadeguatezza della sicurezza delle infrastrutture europee, evidentemente sabotabili. Secondo un report di International Institute for Strategic Studies (IISS), “Le infrastrutture critiche europee sono particolarmente vulnerabili al sabotaggio a causa del loro precario stato di conservazione, conseguenza di decenni di manutenzione trascurata e della mancanza di investimenti da parte dei governi nazionali e del settore privato. La mancanza di fondi e risorse ha impedito alla Nato e all'Ue di adottare una risposta a lungo termine e continuativa. Inoltre, non è chiaro, di fronte a priorità di sicurezza nazionale concorrenti, quanto le capitali europee siano effettivamente impegnate a dissuadere la Russia da una guerra non convenzionale contro l'Europa”.
  • Un altro report, sempre di IISS, scrive che “L'implicita strategia di deterrenza digitale dell'Ue – che contrasta gli attacchi informatici e la guerra dell'informazione attraverso norme, interconnessione e resilienza – non è sufficiente a inibire le campagne ibride russe. Inoltre, la capacità della Nato di scoraggiare l'aggressione promettendo una rappresaglia schiacciante basata in gran parte sulle capacità statunitensi non si concilia adeguatamente con la portata della minaccia russa”.

E adesso?

  • Le minacce ibride e informatiche pongono un tema vitale per la sicurezza europea. Per questo la costruzione di un sistema di sicurezza tecnologico, più ancora che di artiglieria, dovrà essere un pilastro della costruzione - ancora in fieri- della difesa Ue, soprattutto alla luce di un possibile strappo americano dall’alleanza Nato. Due questioni che cozzano con il ritardo europeo in termini di investimenti su ricerca e sviluppo che erano già stati messi in luce dal rapporto Draghi.
  • Oltre a rafforzare difesa e resilienza, l’Ue dovrebbe passare a una strategia più proattiva: creare capacità comuni di attribuzione e risposta (anche offensiva) agli attacchi, legare automaticamente i cyber raid a sanzioni economiche mirate e investire in autonomia tecnologica (cloud, semiconduttori, reti), così da ridurre la dipendenza esterna che amplifica la vulnerabilità.

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