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In Italia abbiamo 1.140 mld fermi sui conti bancari da smuovere per investire nella crescita dell'Ue

Cos’è successo
Il cuore della Savings and Investments Union, il pacchetto sull'integrazione dei mercati, è in trattativa tra Consiglio e Parlamento. Questa settimana l'industria alza la voce: l'AFME contesta le regole sui mercati azionari. L'Italia resta a guardare. Il 30 settembre 2025 Bruxelles ha chiesto agli Stati di creare i propri Savings and Investment Accounts, conti di investimento dal trattamento fiscale semplificato e vantaggioso per incentivare gli investimenti nei mercati azionari.
Il Consiglio chiede ai governi di muoversi su conti agevolati e adesione automatica. Gli italiani tengono fermi circa 1.140 miliardi sui conti, secondo Banca d'Italia. Da Confindustria, Meloni si è detta pronta a rilanciare i Piani Individuali di Risparmio (PIR): oggi dei 260 miliardi investiti dai lavoratori solo 40 finiscono all'economia reale.
Perché conta
Bruxelles non sta inventando un nuovo prodotto finanziario: sta europeizzando la logica dei conti fiscali agevolati per convogliare il risparmio delle famiglie, spesso fermo sui conti correnti o investito nell'immobiliare, verso azioni, fondi e capitale d'impresa. L'Italia non parte da zero, ha già l'infrastruttura PIR, ma ha una scala molto ridotta: commissioni alte attorno all'1,71%, con massimi al 2,5%, erodono i vantaggi fiscali, e l'eta' media di chi li utilizza è di 61 anni.
Il nodo vero è demografico: la spesa pensionistica italiana ha toccato il 16,3% del PIL nel 2021, seconda nell'UE dopo la Grecia e sopra la media del 12,9%. Più il pubblico pesa, più serve capitale privato. Ma i giovani, che dovrebbero accumularlo, restano fra gli ultimi in Europa;
- I giovani non investono: la Gen Z italiana investe al 7% contro il 35% statunitense, i millennial al 13% contro il 49% (Assogestioni 2025);
- Gli altri modelli corrono: il PEA francese conta 7,2 milioni di conti e 114 miliardi di AUM, l'ISA britannico viene usato dal 30% degli under 35;
- Sì, ma la fiscalità resta una competenza nazionale e la raccomandazione della Commissione Europa non e' vincolante: a incassare sono comunque i distributori, banche, asset manager e fintech, tramite le commissioni, il capitale che arriva alle aziende rimane limitato.
Adesso
- Il Consiglio ha chiesto agli Stati di muoversi nel 2026 su conti agevolati, adesione automatica e financial literacy: il dossier entra nella fase di attuazione nazionale, dopo che a marzo 2026 i leader UE hanno accolto i primi sviluppi. Senza un atto italiano il PIR resta l'unico veicolo, e rimane indietro rispetto agli altri Paesi;
- Nel terzo trimestre 2026 è attesa la proposta sui disinvestimenti dalle società private; in parallelo il Banking Report misurerà la competitività delle banche;
- Dovremo attendere la prossima Legge di Bilancio: il vero test per l'Italia non è se lo strumento esiste, ma se riusciamo a trasformare il PIR da prodotto per risparmiatori maturi a un canale di accumulo automatico e conveniente per i giovani. Senza adesione automatica, soglie semplici e costi più bassi, l'Italia arriva scoperta all'appuntamento europeo.