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In almeno 5 Paesi Ue lo stato di diritto è in difficoltà
Cosa è successo
Secondo il nuovo rapporto 2026 dell'Unione per le libertà civili in Europa (Liberties), che raccoglie informazioni e analisi da 40 ONG europee, lo stato di diritto starebbe subendo un'erosione "sistematica e intenzionale" in cinque Stati membri: Bulgaria, Croazia, Ungheria, Slovacchia e Italia.
Secondo il report Le principali criticità riscontrate riguardano:
- lo smantellamento dei sistemi di checks and balances;
- l'indebolimento dell'indipendenza giudiziaria;
- l'aumento degli attacchi alla libertà di stampa;
- l'inefficacia dei meccanismi di monitoraggio della Commissione Europea.
Perché è importante
Il rapporto evidenzia anche come il problema stia solo parzialmente nel fatto che, all’interno dell’UE, ci possano essere governi più o meno intenzionati a ledere o ridurre le garanzie dello stato di diritto, quanto invece maggioritariamente nell’inefficacia delle istituzioni UE nell’evitare che questo accada. O nel sanzionarlo, qualora si verificasse. Il report individua alcune ragioni chiave dell’inadeguatezza delle istituzioni UE nel proteggere, al suo interno, i valori di cui si fa promotrice nel mondo:
- Ripetitività delle raccomandazioni: Il 93% delle raccomandazioni contenute nella relazione della Commissione Europea del 2025 erano semplici ripetizioni di anni precedenti.
- Assenza di progressi: Su 100 raccomandazioni valutate da Liberties, 61 non hanno mostrato progressi e 13 hanno registrato un peggioramento.
- Normalizzazione delle procedure d'urgenza: L'UE è a sua volta accusata di aver normalizzato l'uso di procedure legislative accelerate, smantellando tutele fondamentali e conducendo campagne contro le organizzazioni di controllo.
- Perdita di credibilità: Secondo Liberties, il fatto che le istituzioni comunitarie rispecchino alcuni dei problemi riscontrati negli Stati membri mina l'autorità morale dell'Unione nel difendere i diritti fondamentali.
E adesso?
Il tema dell’erosione dello stato di diritto all’interno dell’UE è una questione di cui si discute da anni, almeno da quando, nel corso degli anni dieci, Viktor Orban, è diventato premier in Ungheria, mostrando l’esplicita volontà di erodere le libertà democratiche dell’opposizione.
Negli anni, molte altre volte l’UE si è ritrovata in condizioni simili a quelle verificatesi in Ungheria (per esempio con la Polonia, o, per altre ragioni, con Malta). Eppure, mai, l’UE è riuscita a sanzionare, o quanto meno arginare, queste falle.
Lo strumento più efficace usato sino ad ora è stato quello del meccanismo di condizionalità: in pratica la subordinazione dell’erogazione di fondi europei al rispetto di alcuni standard minimi di stato di diritto.
Il problema però è che, per quanto si sia rivelato efficace, questo sistema è facilmente disinnescabile dal ricatto dei veti dettato la necessità di prendere decisioni all’unanimità.