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Immissione di biocarburanti nei consumi di benzina dal 3% al 5% entro il 2030, la richiesta della filiera per centrare gli obiettivi Ue sulle rinnovabili

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Immissione di biocarburanti nei consumi di benzina dal 3% al 5% entro il 2030, la richiesta della filiera per centrare gli obiettivi Ue sulle rinnovabili

Cos’è successo

AssoDistil, l’associazione industriale dei distillatori di alcoli e acquaviti, ha chiesto al governo di confermare la traiettoria prevista per le biobenzine, portando l’obbligo di immissione dal 3% attuale al 5% dei consumi di benzina entro il 2030. La richiesta arriva in vista dell’emanazione del decreto ministeriale che dovrà recepire in Italia la direttiva europea RED III (UE 2023/2413).

Secondo l’associazione, mantenere l’obbligo al 3% toglierebbe al settore una prospettiva di crescita necessaria per programmare investimenti nella produzione di bioetanolo. AssoDistil chiede inoltre misure per rendere più competitiva la produzione italiana ed europea rispetto alle importazioni.

Perché conta

  • Le biobenzine sono dei biocarburanti, ovvero dei combustibili ricavati da colture agricole o da rifiuti organici, grossomodo equivalenti ai carburanti fossili e quindi in grado di circolare nei tradizionali motori endotermici dei veicoli. Nonostante rilascino CO2 quando vengono bruciati, possono avere un impatto emissivo complessivamente neutro, soprattutto se vengono prodotti dagli scarti agroalimentari come gli oli da cucina esausti;
  • La RED III è la direttiva europea sulle energie rinnovabili, che aggiorna la precedente RED II e porta ad almeno il 42,5% l’obiettivo di fonti rinnovabili nel mix energetico comunitario al 2030. Relativamente ai trasporti, gli Stati membri devono raggiungere una quota minima del 29% di energia da fonti rinnovabili sul consumo energetico finale nel settore;
  • Ad oggi non esiste ancora una produzione di biocarburanti su vasta scala e a prezzi competitivi per il mercato di massa. In Italia, comunque, esiste un’importante industria della bioraffinazione guidata da Eni. La società possiede due bioraffinerie nel nostro Paese (a Venezia e a Gela) e vuole portare la propria capacità di bioraffinazione da circa 1,6 milioni di tonnellate all’anno a oltre 5 milioni entro il 2030 anche attraverso gli impianti di Livorno, Sannazzaro de’ Burgondi e Priolo.

Adesso

  • Secondo AssoDistil, fermare l’obbligo di immissione di biobenzine al 3% renderebbe più difficile programmare nuovi impianti, ampliamenti e investimenti nella produzione italiana di bioetanolo. L’associazione segnala 26 imprese che starebbero valutando nuovi investimenti;
  • Se la domanda interna di bioetanolo continuerà a crescere ma la produzione nazionale non avrà sufficienti incentivi a espandersi, una parte crescente del fabbisogno potrebbe essere coperta da prodotto estero. L’associazione chiede quindi anche regole sulle importazioni che garantiscano tracciabilità e condizioni competitive più equilibrate;
  • In Italia il bioetanolo viene prodotto dai residui dell’industria vinicola, cerealicola e agroalimentare. Ridurre lo sbocco per questi prodotti potrebbe indebolire anche le attività a monte e aumentare la quantità di residui da gestire come rifiuti.

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