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Il versamento automatico del TFR nei fondi pensione punta a mobilitare parte dei 10.000 mld di capitali europei fermi in conti bancari a basso rendimento

Cos’è successo
Dal 1° luglio 2026 l'Italia ha ribaltato la regola sul Trattamento di fine rapporto (TFR) dei neoassunti. Chi firma un primo contratto nel settore privato risulta iscritto a un fondo pensione già dal giorno dell'assunzione. Per restarne fuori il lavoratore ha 60 giorni per comunicarlo per iscritto, e con l'adesione automatica parte anche la contribuzione del datore di lavoro.
La svolta arriva dalla legge di Bilancio 2026, la legge 199/2025, attuata dalla delibera COVIP del 19 giugno. Cancella il semestre di scelta del 2007 e lo sostituisce con una finestra di 60 giorni. Il presidente COVIP Mario Pepe ha escluso rinvii. A fine 2025 aderiva alla previdenza complementare il 39,9% della forza lavoro, circa 10,5 milioni di iscritti, per un patrimonio di 262 miliardi.
Perché conta
Questa policy non ha solo riscontri previdenziali ma ha a che fare anche con gli obiettivi della Savings and Investments Union (SIU). La riforma italiana spinge il risparmio verso i mercati, mentre Bruxelles insegue lo stesso scopo con la SIU del marzo 2025, anche se non in modo diretto.
- Il rapporto Draghi stima un fabbisogno aggiuntivo tra 750 e 800 miliardi l'anno entro il 2030, e la Commissione calcola che nell'UE circa 10.000 miliardi di risparmio delle famiglie restino in depositi a basso rendimento. L'Italia, con quasi metà della ricchezza finanziaria ferma su conti e depositi (dati Banca d'Italia), è il laboratorio ideale;
- Il primo pilastro pubblico, tutto contributivo è in difficoltà, con tassi di sostituzione che continueranno a calare. Per questo motivo il governo sta spingendo per la previdenza supplementare;
- La SIU, nel filone Citizens and Savings, indica proprio la previdenza integrativa come leva per i mercati; la BCE stima che, investendo come i residenti USA, gli europei sposterebbero fino a 350 miliardi l'anno in più verso l'economia reale;
- Sì, ma il paradosso è nell'allocazione: i fondi pensione italiani destinano all'economia nazionale solo il 19,3% del patrimonio (COVIP, 2025) e delle azioni in portafoglio circa il 95% va a imprese estere (Osservatorio CPI), così allargare la platea gonfia il risparmio gestito senza garantire che arrivi alle imprese italiane ed europee che la SIU vuole finanziare.
Adesso
- Entro il 31 dicembre 2026 anche i lavoratori che negli anni non hanno mai espresso una scelta formale sull'allocazione del TFR, dovranno dichiarare dove destinarlo: è il primo test di massa del meccanismo, e il governo punta a replicare il balzo di adesioni del 2007, che portò a un più 43%;
- Sul fronte delle aziende la soglia per il versamento al Fondo Tesoreria INPS resta a 60 addetti fino al 2027, torna a 50 dal 2028 e scende a 40 dal 2032;
- La stessa manovra ha aperto ai fondi l'investimento in infrastrutture strategiche per alzare la quota domestica, e la revisione di metà percorso della SIU, attesa dalla Commissione entro il secondo trimestre 2027, dirà se la spinta funziona o se il capitale continua a fluire verso mercati esteri e titoli di Stato, lontano dalle imprese del territorio.