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Il traffico a Hormuz è crollato da 135 a 5 navi al giorno per le mine iraniane, con le capacità attuali per lo sminamento servono 6 mesi

Cos’è successo
Con la tregua tra Stati Uniti e Iran, uno dei temi che sta emergendo riguarda lo sminamento dello Stretto di Hormuz. Durante il conflitto di marzo-aprile, l’Iran avrebbe posato da decine a centinaia di mine navali su un arsenale stimato in 5.000-6.000 mine. Gli Usa dispongono solo di 7 navi cacciamine (dopo il ritiro degli Avenger-class a gennaio 2026) e di tre Littoral Combat Ship (LCS) con pacchetto Mine-counter-measures (MSM) però ancora immaturo.
Al G7 di Évian è stata lanciata una coalizione “strettamente difensiva” che coinvolgerebbe Francia, UK, Italia, Germania, Giappone e Canada. L’Italia ha già inviato i cacciamine Crotone e Rimini (classe Gaeta) da Augusta il 15 maggio, insieme alla fregata Montecuccoli e alla nave logistica Atlante. Secondo il Pentagono, uno sminamento completo richiederebbe fino a sei mesi, con conseguenze sul numero di navi che possono trasitare per lo Stretto di Hormuz.
Perché conta
Lo Stretto di Hormuz è il chokepoint energetico più critico del pianeta. Anche poche mine creano un effetto paralizzante su prezzi, assicurazioni e rotte commerciali.
- Prima del conflitto transitavano 130-138 navi al giorno per Hormuz, trasportando il 20% del petrolio mondiale e il 25% del GNL globale. Il traffico è crollato a 5-6 navi al giorno con conseguenze significative sul prezzo degli idrocarburi, fertilizzanti, ammoniaca, alluminio e catene alimentari globali. Sebbene il conflitto sia finito, anche poche mine creano un effetto paralizzante su prezzi, assicurazioni e quindi supply chain mondiali, con perdite di centinaia di milioni di metri cubi di GNL al giorno e impatti su stoccaggi europei già bassi;
- Gli Stati Uniti hanno una flotta di cacciamine estremamente ridotta, pertanto possono dare un contributo ridotto allo sminamento di Hormuz - ammesso ci fosse la volontà politica. Italia ed Europa possiedono capacità maggiori che possono essere dunque impiegate, a beneficio del commercio internazionale, della congiuntura europea, e anche delle relazioni transatlantiche.
Adesso
- Nei prossimi 40-50 giorni l'attuale coalizione potrebbe puntare a creare corridoi sicuri parziali per ripristinare la fiducia degli armatori e abbassare i premi assicurativi. Francia e Regno Unito spingono per guidare la missione, mentre l’Italia propone di estendere ASPIDES come veicolo UE. Ovviamente ci sono questioni complesse da risolvere velocemente su comando unico e regole d’ingaggio;
- L’Italia potrebbe valorizzare i suoi 8 cacciamine Gaeta, l’esperienza del COMSUBIN e i suoi "droni navali" (HUGIN, REMUS, Pluto) per guadagnare peso politico e influenza nella missione, trasformando un’eccellenza nazionale in leva strategica. Occorreranno però finanziamento e mandato parlamentare rapidi;
- Lo sminamento di Hormuz potrebbe però diventare il banco di prova della difesa marittima europea: se Italia e UE dimostreranno leadership tecnica e capacità di rassicurare i mercati, rafforzeranno il ruolo nella sicurezza delle rotte energetiche globali. Il paradosso è quindi che le recenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa sembrano spingere tutti gli attori nella stessa missione: la questione è se ci sarà la volontà politica di lanciarla.