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Il tour delle capitali Ue del presidente del Consiglio europeo Costa sarà segnato dal taglio alla PAC da 386 a 300 mld

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Il tour delle capitali Ue del presidente del Consiglio europeo Costa sarà segnato dal taglio alla PAC da 386 a 300 mld

Cos’è successo

Dal 25 agosto al 17 settembre il presidente del Consiglio europeo António Costa è in visita ufficiale in quasi tutti i Paesi dell'Unione per incontrare i rispettivi capi di governo, un "tour des capitales" che quest'anno ha una priorità dichiarata: trovare un compromesso sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione, il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, da circa 2mila miliardi di euro, pari in media all'1,26% del reddito nazionale lordo dell'Unione. Il tour è partito da Bratislava e Tallinn il 25 agosto, è proseguito il 26 a Riga e Vilnius, e il 27 a Praga, per poi continuare nelle prossime settimane nelle altre capitali.

Il nodo agricolo è emerso già alla prima tappa: a Bratislava il premier slovacco Robert Fico ha detto a Costa che il suo Paese vuole una "politica agricola forte" e non appoggia i tagli proposti dalla Commissione a farming e coesione, annunciando che coesione e agricoltura resteranno prioritarie per Bratislava nel negoziato. Il nodo centrale è la proposta della Commissione di ridurre le risorse dedicate direttamente alla Politica Agricola Comune da 386 a circa 300 miliardi di euro, una cifra che il commissario al Bilancio Piotr Serafin ha definito un "minimo garantito" al sicuro da eventuali riassegnazioni, ma che secondo diverse stime rappresenta un taglio reale tra il 20% e il 30% rispetto all'attuale allocazione.

Perché conta

Il taglio alla PAC non è solo una questione di cifre, ma tocca la stessa architettura della politica agricola comune così come è stata concepita finora.

  • La PAC perde la propria autonomia di bilancio: la proposta della Commissione prevede di far confluire gran parte delle risorse agricole in un unico contenitore, il Fondo per il Partenariato Nazionale e Regionale, che accorperebbe insieme alla PAC anche le politiche di coesione, il Fondo Sociale europeo, la politica comune della pesca e quella marittima, un cambiamento che Copa-Cogeca, la principale organizzazione degli agricoltori europei, ha definito uno "smantellamento della natura comune della PAC", bollando la giornata della presentazione come un "mercoledì nero" per l'agricoltura europea;
  • Il Parlamento europeo e le associazioni di categoria hanno reagito negativamente: eurodeputati di diversi schieramenti, tra cui Herbert Dorfmann e Dario Nardella, hanno criticato apertamente il taglio dei fondi e la mancanza di consultazione preventiva, mentre il commissario all'Agricoltura Christophe Hansen ha difeso la scelta sostenendo che l'obiettivo è semplificare le procedure puntando su "più incentivi e meno condizioni" legate alla performance ambientale;
  • Il fronte dei contrari attraversa Paesi molto diversi tra loro: Slovacchia, Italia e altri Stati a forte vocazione agricola si oppongono al ridimensionamento; in Italia Giorgia Meloni ha già fatto sapere di voler blindare PAC e fondi per il Sud nel negoziato, mentre il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha scritto più volte alla premier per esprimere "forte contrarietà" all'ipotesi del Fondo Unico, sostenendo che la proposta "comporterebbe l'eliminazione degli storici strumenti di finanziamento della PAC", ovvero il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), "minacciando la competitività dell'agricoltura e la stabilità delle zone rurali europee". Dall'altra parte del tavolo, i Paesi cosiddetti "frugali", Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Finlandia, chiedono che l'Unione nel suo complesso spenda meno, rendendo la trattativa un incrocio complesso tra chi vuole difendere l'agricoltura come politica autonoma e chi vuole comunque un bilancio più contenuto.

Adesso

  • Costa ha fissato un termine preciso per l'accordo: dopo l'incontro con Fico a Bratislava, Costa ha definito l'autunno "decisivo" per l'Unione, dichiarando che "un bilancio non riguarda solo i numeri, è la scelta politica definitiva sul nostro futuro" e fissando l'obiettivo di raggiungere un'intesa tra i 27 prima della fine dell'anno, dato che il nuovo quadro finanziario dovrà entrare in vigore il 1° gennaio 2028;
  • Il nodo delle risorse proprie resta irrisolto: gran parte del bilancio europeo continua a essere finanziato dai contributi diretti degli Stati membri, e Costa ha chiesto di "mantenere questi contributi entro limiti ragionevoli", rilanciando l'idea, sostenuta anche dal Parlamento europeo, di un nuovo pacchetto di risorse proprie dell'Unione per alleggerire il peso sui bilanci nazionali;
  • L'allargamento complica ulteriormente la distribuzione dei fondi agricoli: a Bratislava Costa ha citato Balcani occidentali, Moldova e Ucraina come priorità strategiche di sicurezza e prosperità europea, ma l'ingresso di nuovi Stati membri, molti dei quali a forte vocazione agricola, porrebbe il problema di come ridistribuire ulteriormente fondi agricoli e di coesione già oggetto di un braccio di ferro acceso tra i governi attuali.

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