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Il progetto Ue da 60 milioni di euro che punta a sostituire i test sugli animali con l'intelligenza artificiale

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Il progetto Ue da 60 milioni di euro che punta a sostituire i test sugli animali con l'intelligenza artificiale

Cos’è successo

Ogni anno nell'Unione europea circa 150 mila animali, soprattutto ratti e topi, vengono usati per testare la sicurezza delle sostanze chimiche di uso quotidiano, ma questo scenario sta iniziando a cambiare. I gruppi per il benessere animale sollevano da tempo obiezioni su questa pratica, e restano dubbi su quanto affidabilmente i risultati ottenuti sugli animali si traducano in effetti reali sull'uomo. Un gruppo di ricercatori europei sta quindi sviluppando metodi di test più affidabili e meno invasivi, proseguendo sul solco del divieto Ue sui test sui cosmetici già introdotto in precedenza.

Le aziende devono registrare le proprie sostanze e dimostrarne la sicurezza per accedere al mercato europeo, un obbligo che deriva dal regolamento REACH, la normativa Ue sulla sicurezza chimica che impegna l'Europa alle cosiddette tre linee di condotta: sostituire i test sugli animali dove possibile, ridurne il numero utilizzato e perfezionare le procedure per minimizzare la sofferenza animale. Il professor John Colbourne, biologo specializzato in genomica ambientale all'Università di Birmingham, ha guidato una delle tre iniziative di ricerca strettamente collegate che dal 2021 lavorano da angolazioni diverse verso lo stesso obiettivo, nell'ambito di ASPIS, il cluster di ricerca Ue da 60 milioni di euro sui test di sicurezza chimica di nuova generazione.

Perché conta

Oltre al benessere animale, a motivare la ricerca sono anche ragioni di affidabilità scientifica e di costo che riguardano direttamente la sicurezza umana.

  • Solo circa metà dei test sugli animali è realmente rappresentativa per l'uomo: secondo Mathieu Vinken, professore di tossicologia alla Vrije Universiteit Brussel e coordinatore di ONTOX, un'altra delle iniziative del cluster ASPIS che studia come l'esposizione ripetuta a sostanze chimiche danneggi reni, fegato e cervello, "forse il 50% dei test sugli animali che facciamo è rappresentativo per gli esseri umani";
  • I test tradizionali sono lentissimi e costosissimi: secondo Colbourne, testare una singola sostanza può costare fino a 15 milioni di euro e richiedere dai tre ai sette anni, un problema enorme considerando che ogni anno arrivano sul mercato migliaia di nuove sostanze chimiche, un ritmo che negli anni Quaranta e Sessanta, quando i test sugli animali si sono affermati, nessuno aveva previsto;
  • I roditori non riescono a riprodurre gli effetti a lungo termine sull'uomo: la vita relativamente breve di ratti e topi rende difficile replicare effetti che nell'uomo possono impiegare decenni a manifestarsi, come alcune malattie legate a cambiamenti cellulari sottili che aumentano il rischio di cancro o danneggiano la salute riproduttiva, rendendo la previsione della tossicità a lungo termine "la vera sfida", secondo Vinken.

Adesso

  • PrecisionTox punta a comprendere il "perché", non solo il "quanto": l'iniziativa guidata da Colbourne, che si concluderà a dicembre 2026, confronta le risposte di cinque organismi modello, tra cui moscerini della frutta, vermi tondi, pulci d'acqua, zebrafish ed embrioni di rana, e cellule umane a circa 200 sostanze chimiche, coinvolgendo 14 laboratori nel tentativo di capire come le sostanze interferiscano con i meccanismi biologici condivisi da specie molto diverse tra loro;
  • RISK-HUNT3R combina i test alternativi con i dati di esposizione reale: la terza iniziativa del cluster, coordinata dal biologo Bob van de Water dell'Università di Leiden, ha testato la strategia su 60 sostanze chimiche, metà tossiche e metà non tossiche, per verificare se combinare informazioni sull'esposizione reale con risultati di test non animali possa produrre valutazioni di sicurezza affidabili, dello stesso tipo che enti regolatori come l'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche potrebbero un giorno utilizzare;
  • L'abbandono completo dei test sugli animali non è ancora possibile, ma il margine di riduzione resta ampio: secondo Vinken, "l'intelligenza artificiale giocherà un ruolo importante nel ridurre fortemente i test sugli animali in futuro", un giudizio condiviso anche da organizzazioni internazionali come l'OCSE, che ha già mostrato interesse per i risultati della ricerca definendoli "preziosi".

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