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Il piano infrastrutturale europeo in Africa raggiunge 400 mld mentre la Cina ha già costruito nei corridoi strategici del continente

Cos’è successo
L'8 giugno Bruxelles ha firmato con Nairobi un pacchetto da 70 milioni di euro: 17 per modernizzare il Corridoio Nord – l'asse commerciale che collega Mombasa a Kisangani attraverso l'Africa orientale, 15 milioni per espandere la rete in fibra ottica nelle aree rurali, 12 milioni per digitalizzare i registri fondiari, 10 milioni per il Digital Transformation Centre e 16 milioni per integrare i campi rifugiati in comunità produttive.
Il Kenya è anche il primo Paese africano avviato verso il riconoscimento di adeguatezza GDPR da parte dell'Ue: una certificazione che, una volta ottenuta, eliminerebbe le barriere al flusso di dati tra i due sistemi e aprirebbe alle aziende keniote l'accesso diretto al mercato digitale europeo. Quello con il Kenya non è un accordo isolato. Il Global Gateway ha già superato il target originale di 300 miliardi mobilitati, portando l'obiettivo a 400 miliardi entro il 2027. Ad aprile 2026, il Commissario Síkela ha aperto ad Addis Abeba il Eu-Ethiopia Business Forum, in cui è stata annunciata la ripresa del budget support all'Etiopia, sbloccando oltre 140 milioni per energia, connettività, sanità e riforme del clima degli affari.
Perché conta
Il Global Gateway, nato come la risposta europea alla Belt and Road initiative cinese, non è solo un programma di aiuto allo sviluppo. È una scommessa demografica.
- Nel 2050, più di 1 persona su 4 nel mondo sarà africana: la popolazione del continente passerà dagli 1,5 miliardi attuali a 2,5 miliardi, con cinque Paesi – Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Nigeria, Tanzania ed Egitto – che da soli contribuiranno a metà della crescita demografica mondiale;
- La forza lavoro subsahariana raddoppierà a oltre un miliardo di persone, mentre quella europea scenderà da 370 a 342 milioni. Chi costruisce oggi le infrastrutture digitali e commerciali di quel continente si posiziona come interlocutore privilegiato del suo mercato nel 2040 e nel 2050;
- Il Kenya è un caso emblematico proprio perché è un hub regionale per questa traiettoria. La digitalizzazione dei registri fondiari non è infrastruttura legale per un'economia di centinaia di milioni di consumatori. Il processo di adeguatezza dei dati aprirebbe flussi commerciali digitali bilaterali che oggi non esistono. Inoltre, il Corridoio Nord connette sei Paesi: modernizzarlo significa ridisegnare la logistica dell'Africa orientale.
Adesso
- Il Global Gateway si muove nella direzione giusta, ma non abbastanza in fretta: il loop di feedback politico di Pechino è strutturalmente più rapido di quello di Bruxelles. La lista 2026 europea, che conta 256 iniziative, non introduce nessun progetto nuovo: consolida il portafoglio esistente. La Cina ha completato infrastrutture fisiche negli stessi corridoi dove l'Ue annuncia ancora pipeline;
- Il prossimo step è il prossimo bilancio europeo. La Commissione ha proposto di portare il budget per l'azione esterna da €110 miliardi dell'attuale MFF a 200 miliardi nel 2028-2034, quasi il doppio. Le garanzie di bilancio a sostegno del Global Gateway potrebbero raggiungere 95 miliardi, contro i €53 miliardi attuali. Ma il negoziato richiede l'unanimità degli Stati membri, e come in ogni ciclo MFF precedente, le cifre proposte dalla Commissione verranno quasi certamente ridimensionate dal Consiglio;
- Per l'Italia il canale è il Piano Mattei, che dal 2025 opera in sinergia strutturata con il Global Gateway. Il Piano Mattei coinvolge oggi 14 paesi africani con oltre 1 miliardo di risorse nazionali, a cui si aggiungono 1,2 miliardi messi a disposizione attraverso la sinergia con il Global Gateway. A giugno 2025 Meloni e von der Leyen hanno co-presieduto a Roma un vertice che ha formalizzato questa convergenza con la firma di 11 intese su infrastrutture energetiche, digitali e agricole.