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Il Pentagono stanzia 12 mld per produrre migliaia di missili low cost con il modello serializzato e scalabile usato da McDonald's

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Il Pentagono stanzia 12 mld per produrre migliaia di missili low cost con il modello serializzato e scalabile usato da McDonald's

Cos’è successo

Nel suo libro "Il Mondo è Piatto" di fine anni Novanta, l'editorialista del New York Times Thomas Friedman notò come i Paesi che ospitano McDonald non si fanno la guerra: una rielaborazione pop della teoria accademica della pace commerciale le cui si origini si trovano nel liberalismo classico. Oggi quel paradigma viene girato di 180° gradi, con le aziende della difesa americana che stanno sviluppando workshop modulari e semplificati per produrre missili economici e in grandi quantità in caso di guerra prolungata, sul modello McDonald appunto. Nel nord della Virginia, ad esempio, il produttore militare statunitense Co-Aspire ha allestito un magazzino con postazioni di lavoro dove i tecnici assemblano missili usando istruzioni su bloc-notes, parti commerciali off-the-shelf (pronte all'uso, disponibili in commercio). compresi motori da modellismo e poche stampanti 3D.

L’obiettivo è passare da sistemi d'arma di altissima qualità e carissime a sistemi semplici, producibili rapidamente e scalabili. Co-Aspire ha perfezionato il primo missile in soli 4 mesi e sta lavorando al secondo. Castelion, startup di tre anni, ha un contratto per oltre 12.000 missili ipersonici in 5 anni e punta a produrre 6.000 all’anno a circa 400.000 dollari ciascuno una volta a regime. Il Pentagono sta spingendo con richieste da 12 miliardi di dollari in 5 anni per 28.000 missili (Usaf) e 10.000 missili a lancio terrestre. Anche la produzione di droni (es. Lucas, copia dello Shahed iraniano) sta triplicando gli investimenti fino a oltre 74 miliardi nel prossimo anno.

Perché conta

  • Gli Usa hanno scoperto durante la guerra con l’Iran che, contro un avversario determinato, le scorte si esauriscono in settimane, mentre la produzione attuale è troppo lenta e costosa (i Tomahawk costano 2.6 milioni di dollari al pezzo, per un massimo di 600 all’anno; PrSM e JASSM costano intorno a 1,6-1,9 milioni e con produzioni analoghe);
  • Il “modello McDonald’s” (semplicità, parti commerciali, addestramento rapido degli operai in un mese) permette di passare dalla produzione di pace a quella di guerra in tempi brevissimi, creando deterrenza anche in tempo di pace, perché gli avversari sanno che gli Usa possono replicare missili velocemente e a basso costo;
  • Questa transizione segna il riconoscimento che la guerra futura sarà di attrito e numeri (come in Ucraina), non solo di qualità tecnologica. Ma, per questo obiettivo, bisogna ristrutturare la base industriale.

Adesso

  • Nei prossimi mesi il Pentagono dovrà piazzare ordini consistenti per permettere a queste startup di scalare davvero la produzione e costruire nuovi impianti modulari in tutto il Paese;
  • Co-Aspire, Castelion, Anduril e altre dovranno dimostrare che i missili più semplici mantengono efficacia sufficiente, mentre l’esercito accetterà compromessi su precisione e affidabilità per ottenere quantità;
  • Sul medio termine (2027-2030) questo approccio potrebbe rivoluzionare la base industriale della difesa USA: da poche armi sofisticate a migliaia di missili low-cost producibili in palestra o capannoni, riducendo drasticamente i tempi di riarmo e rafforzando la deterrenza contro Cina e Russia. Il rischio resta però la resistenza culturale del Pentagono a “sistemi meno perfetti”, oltre all'opposizione politica dai contractor tradizionali.

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