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Il Pentagono investe 86 milioni di dollari in laser da 150 kW per abbattere sciami di droni e missili

Cos’è successo
Il Dipartimento della Difesa USA ha assegnato un contratto (Other Transaction Agreements (OTA)) per 86 milioni di dollari a nLIGHT Defense e Lockheed Martin Aculight nell’ambito del programma Joint Laser Weapon System (JLWS). Lo scopo è sviluppare armi a energia diretta (DE) per abbattere swarm di droni e missili da crociera, sfruttando i suoi vantaggi in termini di alta velocità di ingaggio, basso costo per colpo e significativamente più ridotto problema delle scorte.
I prototipi iniziali forniranno circa 150 kW di potenza, con iterazioni successive fino a 300-500 kW per difesa robusta contro missili da crociera. I sistemi saranno containerizzati per integrazione modulare su piattaforme terrestri e navali. Il programma rientra in SCADE (Scaled Directed Energy), una delle sei Critical Technology Areas prioritarie, per fornire capacità operative rilevanti in tempi rapidi. Ufficiali americani sottolineano che i laser completeranno (non sostituiranno) sistemi cinetici, offrendo opzioni flessibili alle forze militari contro minacce proliferate come droni in Ucraina e Medio Oriente.
Perché conta
- Le armi laser rappresentano una soluzione promettente a molteplici criticità che caratterizzano la difesa aerea tradizionale, soprattutto contro sciami di droni a basso costo. In particolare, il fascio di energia, rispetto alla singole munizione, riduce il rischio di mancare l'intercetto e ne aumenta la velocità di ordini di grandezza. Parallelamente, viene meno il consumo di munizioni e quindi le sfide poste alla base industriale. Senza considerare poi che il costo marginale degli intercetti è estremamente limitato. Il JLWS accelera lo sviluppo di armi ad energia diretta per proteggere forze, basi e asset navali in scenari di saturazione;
- Cambio del quadro strategico: se gli Stati Uniti (o i loro alleati) riuscissero ad accelerare lo sviluppo di armi ad energia diretta potrebbero ridurre una delle maggiori sfide che le loro forze armate devono affrontare -- saturazione delle difese anti-aeree da parte di sciami di droni e missili, alti costi della difesa anti-aeree, esaurimento delle scorte, limiti alla capacità produttiva;
- Rottura sistemica: la transizione da spesa in R&D a prototipi operativi tramite contratti (OTA) rapidi richiede però l'integrazione delle armi ad energia diretta in architettura multi-livello e diversificate e, pertanto, tempi e costi di adattamento e aggiornamento dottrinale e organizzativo.
Adesso
- Il Pentagono scalerà prototipi a 300-500 kW per test operativi su terra e mare, con possibili dispiegamenti rapidi su piattaforme esistenti per difendere basi e flotte;
- Gli avversari (Cina, Russia, Iran) potrebbero operare su due livelli: sviluppare droni più resistenti ad armi ad energia diretta, sistemi per incapacitare alla fonte questi stessi sistemi e infine operazioni di guerra informativa e ibrida volti a rallentare o far fallire queste iniziative;
- Il tema è abbastanza ignorato in Europa dove, invece, le armi ad energia diretta potrebbero avere benefici significativi.