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Il ministero della Difesa punta su 3 pilastri per superare ostacoli e carenze e rendere le Forze Armate data-driven entro il 2030

Cos’è successo
Il Ministero della Difesa ha pubblicato la Strategia Digitale della Difesa 2026-2030, documento che definisce il percorso di trasformazione digitale dello strumento militare italiano. L’obiettivo dichiarato è consolidare l’efficacia delle Forze Armate garantendo superiorità informativa, decision-making guidato dai dati, interoperabilità nazionale e internazionale e capacità di operare in contesti multi-dominio, in coerenza con le linee guida NATO e UE.
La strategia si fonda su tre pilastri interdipendenti:
- Valorizzazione del dato (governo e gestione strategica dei dati, data platform e data lakehouse);
- Connettività avanzata (reti resilienti e interoperabili);
- Sicurezza, resilienza e operazioni nel dominio cibernetico.
La roadmap prevede: nel 2026 il consolidamento di una forza lavoro digitale (tramite formazione su data science, cyber, IA e tecnologie emergenti) e delle prime capacità operative dell'ossatura digitale della riforma; nel 2027 la disponibilità dell’ADSE (Allied Data Sharing Environment) per integrare dati da Alleati, NATO e partner industriali; entro il 2030 l'interoperabilità digitale completa e la piena capacità in chiave di operazioni multi-dominio.
Perché conta
Il documento evidenzia come la trasformazione digitale non sia più vista come un’opzione tecnologica, ma come abilitatore fondamentale della sovranità nazionale -- e quindi un imperativo strategico.
- Si allinea la Difesa italiana agli standard NATO (Digital Transformation Vision e DTIS 2.0) e al quadro nazionale “Italia Digitale 2026”, riducendo il rischio di rimanere indietro rispetto agli alleati e agli avversari;
- Crea le basi per un’organizzazione data-driven, capace di integrare IA, sensoristica e reti multi-dominio, con ricadute su comando e controllo, cyber defence e interoperabilità.
Adesso
- Nel 2026-2027 l’attenzione si concentrerà sulla formazione del personale, sullo sviluppo della digital backbone e sull’implementazione dei primi data platform e strumenti di data management. La sfida è a diversi livelli. Non tutto il personale può fare questa transizione. Le competenze digitali avanzate, in Italia, sono limitate e attrarle dal settore privato, o dall'estero, non sarà facile. Ragion per cui, c'è il rischio che parte del personale, dopo la formazione, possa migrare altrove;
- Dovranno essere definite e finanziate le infostrutture necessarie (cloud, reti, data center, capacità cyber), in coerenza con i programmi già previsti nel Documento Programmatico Pluriennale e con i fondi PNRR/cyber. Lo scoglio qui viene rappresentato da infrastrutture che possono prendere anni e una strategia che, invece, mira a raggiungere i suoi obiettivi in tempi più rapidi. Senza considerare poi ostacoli politici (constestazione ai datacenter), vincoli tecnologici (quali aziende hanno le capacità) ed energetici (da dove arriva l'energia necessaria per maggiori capacità computazionali);
- Il successo della strategia dipenderà dalla capacità di integrare industria, università e alleati, di mantenere elevati standard di sicurezza cibernetica e di trasformare effettivamente i processi decisionali e operativi delle Forze Armate in un modello multi-dominio e data-driven. La sfida è particolarmente importante in chiave NATO, alla luce della trasformazione in atto negli altri Paesi e soprattutto gli Stati Uniti.