News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA
Il mercato del lavoro congelato: un nuovo rischio invisibile per la resilienza economica
Cosa è successo?
Nell’intervista How the Job Market Is Shaping Up for 2026 pubblicata da Knowledge at Wharton, Matthew Bidwell descrive una transizione netta del mercato del lavoro statunitense: dalla volatilità estrema della Great Resignation a una fase di “congelamento”. La disoccupazione resta bassa e i licenziamenti, al netto di alcuni casi molto visibili, sono contenuti, ma la mobilità job-to-job è insolitamente ridotta. In parallelo, nel 2025 gli indicatori di incertezza per le imprese hanno toccato livelli prossimi ai massimi storici, alimentati da dazi, instabilità delle politiche pubbliche, tensioni geopolitiche e incertezza sull’impatto dell’AI. Il risultato è un equilibrio di attesa: le aziende rimandano le assunzioni, i lavoratori rimandano i cambiamenti.
Perché è importante?
Il rischio per la resilienza non è più la disoccupazione di massa, ma la paralisi sistemica. Quando imprese e lavoratori esitano simultaneamente, l’economia perde capacità di adattamento: le competenze non si riallocano, le transizioni tecnologiche rallentano e gli shock esterni diventano più difficili da assorbire. Un mercato del lavoro a bassa mobilità riduce la flessibilità necessaria proprio nel momento in cui AI, geopolitica e ristrutturazioni industriali richiederebbero riallocazioni rapide. Questo equilibrio “wait-and-see” è intrinsecamente fragile: può sembrare stabile, ma rischia di trasformarsi rapidamente in contrazione se si materializza uno shock negativo.
E adesso?
La resilienza del mercato del lavoro nel 2026 dipenderà dalla capacità di riattivare la mobilità senza passare da una crisi occupazionale. Politiche che riducano l’incertezza regolatoria, incentivi alla formazione e alla transizione professionale, e meccanismi che facilitino il matching tra competenze emergenti e domanda reale diventano centrali. Senza una riaccensione della mobilità, il mercato del lavoro rischia di diventare un collo di bottiglia strutturale: apparentemente solido nei numeri, ma incapace di sostenere l’adattamento economico in un contesto di cambiamento accelerato.