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Il governo include il welfare aziendale nel salario giusto e la Cgil denuncia la porta aperta ai contratti pirata

Cos’è successo
I relatori al decreto-legge Lavoro hanno presentato questa settimana un emendamento che introduce una definizione del trattamento economico complessivo ai fini del cosiddetto "salario giusto". La nuova formulazione stabilisce che il trattamento si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese mensilità aggiuntive e indennità contrattuali fisse e continuative, oltre alle prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti. Restano escluse, invece, le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori.
L'emendamento prevede inoltre che i contratti collettivi nazionali sottoscritti da organizzazioni sindacali meno rappresentative, ma che assicurino un trattamento economico complessivo "equivalente" a quello definito dalla nuova norma, potranno comunque accedere agli incentivi previsti per le assunzioni con salario giusto. La proposta ha innescato la reazione del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che in una nota ha accusato il governo di entrare "a gamba tesa" sulle regole del sistema contrattuale, sottraendo alle parti sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative il compito di definire il trattamento economico complessivo, e di legittimare i cosiddetti "contratti pirata" mettendo sullo stesso piano retribuzione e welfare contrattuale.
Perché conta
- La modifica tocca un punto sensibile del sistema delle relazioni industriali, intervenendo sui criteri di accesso agli incentivi per le assunzioni e sul ruolo della contrattazione collettiva nella definizione del trattamento economico dei lavoratori.
Adesso
- L'emendamento dovrà essere votato in Commissione.