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Il ddl agricoltura stanzia 150 mln in mutui e contributi per i giovani che vogliono avviare un'impresa nel settore, ora sono solo il 7,9% del totale

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Il ddl agricoltura stanzia 150 mln in mutui e contributi per i giovani che vogliono avviare un'impresa nel settore, ora sono solo il 7,9% del totale

Cos’è successo

L'ultimo piano strategico per l'agricoltura italiana risale al 1977. Quasi cinquant'anni fa. In quel mezzo secolo, le aziende agricole italiane sono passate da 4,2 milioni nel 1930 a 1,1 milioni nel 2023, e tra il 2000 e il 2023 l'incidenza dei capi azienda under 40 è scesa dal 10,3% al 7,9%. Oggi i giovani imprenditori agricoli sono il 7,5% del totale, in un settore dove l'età media è di 63 anni.

Il disegno di legge "Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo", approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 luglio 2025, dedica due articoli specifici a questo nodo: l'articolo 4, sull'imprenditoria giovanile e femminile, e l'articolo 8, sull'accesso dei giovani ai terreni agricoli di proprietà dell'ISMEA. Sono interventi che si inseriscono in un quadro già esistente, la PAC 2023-2027, destina all'Italia circa 696 milioni di euro per il ricambio generazionale, con un premio medio di insediamento di circa 47.000 euro e l'obiettivo di portare 15.000 nuovi imprenditori nel settore entro il 2027, ma che il ddl rafforza con strumenti più strutturati su capitale e accesso alla terra, le due barriere che la letteratura indica come più rilevanti per chi vuole entrare in agricoltura.

Perché conta

I dati raccontano un paradosso: dove i giovani entrano, performano meglio della media. Il problema è farli entrare, e farli restare.

  • Le aziende giovani sono più grandi, più digitali, più orientate al mercato, ma sono poche. Secondo l'ultimo report della Rete Nazionale della PAC, le aziende condotte da under 40 hanno una superficie media di 18,3 ettari, quasi il doppio di quelle condotte da over 40. Investono più del doppio degli anziani in innovazione, hanno una digitalizzazione del 34% contro il 14%, e il 71% di esse commercializza direttamente i propri prodotti. L'articolo 4 del ddl autorizza 150 milioni di euro in tre anni (50 milioni per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028) per le agevolazioni alle imprese agricole a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile, ripartiti al 65% in mutui a tasso agevolato e al 35% in contributi a fondo perduto, un mix pensato per attivare bandi ISMEA capaci di sostenere circa 50 imprese l'anno, contro le non più di 10 che le risorse ordinarie finanziavano finora.

  • L'accesso alla terra resta il primo ostacolo, e l'articolo 8 lo affronta con uno strumento nuovo. Per chi ha tra 18 e 41 anni, l'ISMEA potrà concedere in comodato d'uso gratuito i terreni agricoli di sua proprietà, selezionando i comodatari tramite procedura competitiva pubblica e richiedendo un piano aziendale di almeno cinque anni. Il contratto dura almeno dieci anni. Al termine, se non ci sono inadempimenti, il comodatario ha diritto di opzione per acquistare il terreno al 50% del suo valore di bilancio.

  • Il problema non è solo l'ingresso, ma la sopravvivenza dopo i 35-44 anni. I dati Istat e Movimprese segnalano una forte mortalità delle aziende guidate da agricoltori tra i 35 e i 44 anni, la fascia in cui finiscono gli incentivi all'insediamento e iniziano le difficoltà di credito, costi e accesso ai fattori produttivi senza più sostegni dedicati. Il combinato di credito a tasso agevolato (articolo 4) e accesso patrimoniale alla terra (articolo 8) prova ad affrontare proprio questo: non solo far entrare i giovani, ma dare loro una base patrimoniale che li renda meno vulnerabili nella fase più critica.

Adesso

  • Come per il resto del ddl, l'articolo 4 non richiede decreti attuativi: l'attuazione è demandata direttamente all'ISMEA, in continuità con la misura "Più Impresa" già operativa, un vantaggio in termini di tempi di partenza rispetto ad altre misure del provvedimento.
  • Per l'articolo 8, il meccanismo del comodato è costruito sul modello organizzativo della Banca delle terre agricole, già esistente: questo dovrebbe limitare i tempi di messa a regime, ma resta da vedere quanti terreni ISMEA siano effettivamente disponibili per questo canale, distinto da quello della vendita rateale già previsto da norme precedenti.
  • Il nodo resta quello trasversale già segnalato da Confagricoltura per l'intero ddl: il regime de minimis. Anche per le misure giovanili, l'accesso agli incentivi dovrà fare i conti con i tetti di aiuto già impegnati dalle imprese, un fattore che potrebbe pesare meno sui nuovi entranti senza pregressi, ma che resta un'incognita nel disegno complessivo del provvedimento.

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