Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessPolitica Internazionale

Il club occidentale sull'acciaio, la risposta dell'Ue a Pechino

4 min di lettura

Cosa è successo

Il commissario Ue al Commercio Maroš Šefčovič ha confermato l’intenzione dell’Europa di creare un club occidentale sull’acciaio insieme a Stati Uniti e Regno Unito. L’obiettivo è coordinare una risposta comune alla sovraccapacità industriale cinese e alle relative esportazioni a prezzi artificialmente bassi. Parallelamente, Bruxelles sta portando avanti indagini anti-dumping e anti-sovvenzioni sui pneumatici cinesi per auto e veicoli leggeri, con possibili dazi già entro l’estate 2026. Il problema è strutturale: la Cina esporta grandi volumi a prezzi molto competitivi grazie a sussidi statali, energia a basso costo e capacità produttiva in eccesso. Lo stesso schema si ripete nell’acciaio, dove decine di milioni di tonnellate vengono immesse nei mercati globali, comprimendo i prezzi e mettendo sotto pressione i produttori occidentali.

Perché è importante

Finora, l’Europa aveva fatto finta di ignorare il problema o cercato di arginarlo con misure diplomatiche che non potessero innervosire Pechino. La pressione politica americana, da una parte, e la crisi strutturale dell’industria europea, dall’altra, stanno obbligando a scelte più nette. Questa vicenda è infatti un caso da manuale della nuova geopolitica delle materie prime. Acciaio e pneumatici sono nodi centrali delle catene industriali moderne. I pneumatici, ad esempio, dipendono dall’acciaio per i rinforzi interni, mentre entrambi richiedono processi energivori e ad alta intensità di capitale. Come sottolinea Ed Conway ne suo Material World, l’acciaio rappresenta circa il 95% di tutto il metallo prodotto dall’umanità ed è la struttura portante di automobili, infrastrutture, edifici e sistemi militari. Il teorico geopolitico britannico Halford Mackinder, a inizio Novecento, affermava che chi controllava l’Eurasia avrebbe controllato il mondo. Parafrasando questo suo pensiero, possiamo dire che chi controlla l’acciaio, in larga parte, controlla la capacità produttiva mondiale. La Cina non compete semplicemente sul prezzo. Utilizza la sovraccapacità come strumento strategico. Sussidiando la produzione e mantenendo impianti attivi anche quando non economicamente efficienti, Pechino è in grado di saturare i mercati globali, abbassare i prezzi, erodere i margini dei concorrenti e, nel tempo, spingerli fuori mercato – conquistando così attraverso le sue aziende quote nei mercati nazionali e globali.

E adesso?

Il tentativo di costruire un “club occidentale” dell’acciaio segnala quindi un cambio di paradigma: dal libero scambio globale a una logica di coordinamento tra alleati per difendere capacità produttive considerate strategiche. Nel breve termine, l’Unione europea potrebbe introdurre dazi anti-dumping sui pneumatici cinesi, anche molto elevati sulla base di precedenti simili. Questo comporterebbe inevitabilmente un aumento dei prezzi per consumatori e operatori, ma offrirebbe al tempo stesso un margine di respiro ai produttori europei. Nel medio periodo, la creazione di un coordinamento tra Unione Europea, Stati Uniti e Regno Unito potrebbe tradursi in una maggiore armonizzazione delle politiche commerciali, con tariffe, quote e standard condivisi – uno dei principali obiettivi dell’attuale amministrazione. Questo ridurrebbe la frammentazione che finora ha caratterizzato le risposte occidentali alla pressione industriale cinese. E’ importante notare che chi, invece, chiama una coalizione anti-Trump che abbracci la Cina esclude, di fatto, questa opzione. Nel lungo periodo, tuttavia, emerge un rischio più profondo. Se la produzione siderurgica europea continua a perdere terreno, la dipendenza dalle importazioni cinesi — dirette o indirette — potrebbe aumentare, creando vulnerabilità significative in caso di crisi geopolitiche o interruzioni delle catene di approvvigionamento. Nel settore dei pneumatici, eventuali dazi europei potrebbero spingere la Cina a reindirizzare le proprie esportazioni verso altri mercati, intensificando la competizione in Africa, Asia e America Latina e generando nuovi squilibri globali. Più in generale, questa dinamica rafforza la tendenza al cosiddetto “friend-shoring” e al de-risking. Le economie occidentali cercano di ricostruire capacità produttive critiche all’interno dei propri confini o tra paesi alleati, ma questo processo comporta costi più elevati e un aumento delle tensioni commerciali con Pechino.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Politica Internazionale

3 cose da sapere dei negoziati Usa-Russia sull'Ucraina e 3 possibili scenari

Politica Internazionale

La carenza di finanziamenti costringe il Programma Alimentare Mondiale a tagliare gli aiuti a 500 mila abitanti di Gaza

Politica Internazionale

Otto Paesi Ue vanno al voto in 12 mesi e le elezioni possono cambiare l'Europa