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Il caro-diesel Usa (+70%) non ha ancora raggiunto gli scaffali, l’inflazione alimentare resta al 2,2%

Cos’è successo
Nella settimana del 28 settembre il diesel al dettaglio negli Stati Uniti è costato in media 6,38 dollari al gallone (circa 3,8 litri), contro 3,75 di un anno prima. All’ingrosso il prezzo ad agosto era del 77,8% sopra l’anno precedente, secondo l’indice dei prezzi alla produzione del BLS (Bureau of Labor Statistics, l’istituto statistico del lavoro). La benzina ha chiuso settembre a 4,33 dollari, record per il periodo secondo AAA, l’associazione degli automobilisti. Il rialzo deriva dalla guerra con l’Iran, iniziata a fine febbraio 2026.
Nonostante lo shock energetico, l’inflazione sulla spesa alimentare è scesa ad agosto al 2,2% annuo, dal 2,7% dei tre mesi precedenti (BLS). Ricky Volpe, professore di agribusiness alla California Polytechnic State University ed ex economista dell’USDA, il dipartimento dell’Agricoltura, ha spiegato in un recente briefing di FMI (Food Industry Association, l’associazione dell’industria alimentare) che nel 2026 molte aziende hanno cercato di contenere i prezzi per restare competitive. Secondo Volpe questa strategia non può durare, e sarebbe una sorpresa non vedere una risalita nell’ultimo trimestre.
Perché conta
I carburanti si trasmettono alla spesa con ritardo e per tappe, quindi il dato di agosto misura soprattutto i costi che le imprese hanno assorbito e non l’assenza di pressione.
- Il diesel pesa su tutta la filiera: lo usano trattori e camion, perciò per Volpe l’effetto arriva a fasi, e il rialzo dei prezzi alla produzione del mese scorso, legato ai carburanti, è un primo segnale;
- I fertilizzanti agiscono con mesi di ritardo: a maggio Volpe stimava che il loro costo per i produttori americani fosse praticamente raddoppiato, con effetti sulle materie prime solo alla raccolta e alla lavorazione, e Andy Harig, vicepresidente di FMI, nota che gli agricoltori devono presto decidere le semine della prossima campagna, già appesantite dal diesel;
- Le stime sono state riviste al ribasso: il servizio di ricerca economica dell’USDA ha portato la previsione 2026 sui prezzi alimentari al dettaglio dal 3,2% di maggio al 2,7% dell’ultimo aggiornamento che ho trovato, e anche Volpe è sceso dal 4-4,5% di maggio a circa 2,7%, appena sopra la media ventennale del 2,6%.
Adesso
- Oggi arriva il dato di settembre: l’indice dei prezzi al consumo esce il 14 ottobre alle 14:30 italiane, con un consenso sull’inflazione generale al 3,7% contro il 3,4% di agosto, e la voce alimentare dirà se il ritardo sta finendo;
- Il quarto trimestre è il vero test: l’USDA aggiorna le previsioni ogni mese, di norma intorno al 25, e i dati di ottobre e novembre diranno se regge la stima di Volpe di circa 2,7% sull’anno o se la risalita è più forte;
- Gli altri mercati sono già avanti: l’indice FAO dei prezzi alimentari è salito a 136,0 punti a settembre, il massimo da novembre 2022, e in Italia il gasolio agricolo è passato da 0,85 a 1,62 euro al litro secondo Coldiretti; la distanza con gli Stati Uniti conferma che le materie prime si muovono prima dei prezzi al dettaglio, una lettura mia.