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Il Canada è il primo Paese non europeo nel programma Ue di riarmo da 150 mld per acquisti militari congiunti

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Il Canada è il primo Paese non europeo nel programma Ue di riarmo da 150 mld per acquisti militari congiunti

Cos’è successo

A febbraio 2026, durante la Munich Security Conference, il ministro della Difesa canadese David McGuinty ha firmato l’accordo bilaterale che rende il Canada il primo Paese non europeo a entrare nel programma Ue SAFE (Security Action for Europe). Si tratta di uno strumento da €150 miliardi di prestiti a basso interesse per acquisti congiunti di munizioni, missili, difesa aerea e altre capacità prioritarie nell’ambito del piano ReArm Europe.

Il Canada paga un contributo iniziale di circa €10 milioni e ottiene accesso preferenziale, con un’eccezione che permette fino all’80% di contenuto canadese nei contratti. Parallelamente, il 18-19 maggio 2026 il Pentagono ha annunciato la sospensione della partecipazione americana al Permanent Joint Board on Defence (PJBD), organismo bilaterale attivo dal 1940 per la difesa continentale nordamericana tra Canada e Stati Uniti. Sotto l’amministrazione Trump, l’UnderSecretary of War-Policy Elbridge Colby ha giustificato la mossa con la “mancanza di progressi credibili” del Canada sugli impegni di spesa per la difesa, in un contesto di tensioni con il premier Mark Carney.

Perché conta

Questa duplice notizia simboleggia una frattura transatlantica concreta: il Canada si protende verso l’Europa proprio mentre Washington riduce i canali di cooperazione bilaterale storica. Il doppio movimento riflette da una parte la volontà di Ottawa di cooperare di più con l'Europa ma anche la sua strutturale incapacità di aumentare la spesa militare e soprattutto possedere forze armate adeguate non solo al suo reddito (il Canada fa parte del G7) ma anche alle sue dimensioni (pari a quelle degli Stati Uniti).

  • Il Canada guadagna accesso a miliardi di finanziamenti Ue e nuovi mercati per la sua industria (soprattutto aerospazio e componentistica). Altri Paesi Nato (UK, Norvegia, Turchia) potrebbero seguire il Canada ed entrare in SAFE;
  • Il segnale politico da Washington evidenzia disappunto sulla spesa militare, e probabilmente anche su altri temi, tra i quali gli idrocarburi e la cooperazione economico-industriale con la Cina. Non è realistico pensare, nel breve, che si indebolisca la cooperazione militare con gli Stati Uniti - ancorata nella Nato e su alcuni elementi essenziali tra cui NORAD (difesa aerea del Nord America) e difesa dell'Artico -- ma nel medio termine, la situazione rimane più fluida.

Adesso

  • Ottawa dovrà finalizzare rapidamente i primi progetti concreti sotto SAFE (probabilmente munizioni, droni e sistemi C-UAS) entro l’estate 2026 per dimostrare valore aggiunto all’UE; un buon avvio potrebbe portare a ulteriori accordi industriali e attirare investimenti europei in Canada, ma richiederà un aumento della produzione nazionale per rispettare le quote di contenuto;
  • Il Pentagono ha parlato di “pausa per rivalutazione”: nei prossimi mesi si capirà se si tratta di pressione temporanea per spingere il Canada a spendere di più o di un ridimensionamento strutturale della cooperazione bilaterale. Una ripresa del PJBD dipenderà dai prossimi dati di spesa canadese e dal dialogo Trump-Carney;
  • Sul medio termine, questa dinamica potrebbe rafforzare il pilastro europeo della NATO (con Canada come ponte) ma creare tensioni operative in Nord America, soprattutto sull’Artico. Resta da vedere se e come il Canada riuscirà ad integrarsi nella difesa europea: maggiore partecipazione vuole sì dire, da una parte, più massa critica ma anche, dall'altra, più competizione tra aziende e filiere produttive.

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