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Il 52,8% della popolazione ha detto no all'Ue ma per la Nato l'Islanda resta indispensabile

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Il 52,8% della popolazione ha detto no all'Ue ma per la Nato l'Islanda resta indispensabile

Cos’è successo

Il referendum islandese si è chiuso con un secco no alla riapertura dei negoziati di adesione all'Unione europea: il 52,8% degli islandesi ha votato contro, con un'affluenza record dell'82,5%. I pianificatori della difesa europea speravano che il voto aprisse la strada a un'integrazione istituzionale più profonda, ma il verdetto, per quanto di misura, è stato chiaro: per gli islandesi la Nato basta.

Le conseguenze per la sicurezza europea sono reali ma non catastrofiche, perché il valore strategico dell'Islanda dipende meno dall'appartenenza all'Ue che dalla sua posizione geografica. Il Paese, appena 400 mila abitanti, si trova esattamente sul cosiddetto varco GIUK (Groenlandia-Islanda-Regno Unito), l'unica via di uscita in acque profonde della Flotta del Nord russa verso l'Atlantico settentrionale, un punto di passaggio che nessun trattato potrebbe replicare altrove.

Perché conta

La base aerea di Keflavík, riattivata nel 2017 per le forze alleate a rotazione, resta il fulcro concreto di questa posizione, ospitando oggi aerei da pattugliamento marittimo P-8A americani, droni MQ-9 Reaper e distaccamenti periodici di caccia.

  • L'accordo di difesa Usa-Islanda non dipende da Bruxelles: l'Accordo di Difesa del 1951 obbliga gli Stati Uniti, per conto della Nato, a difendere l'isola, un impegno che resta valido indipendentemente dal rapporto tra Reykjavik e l'Unione europea; pochi giorni prima del referendum si è svolta l'esercitazione Northern Viking 26, che ha riunito assetti di Stati Uniti, Belgio, Danimarca, Francia, Norvegia e Polonia, celebrando 75 anni di cooperazione difensiva Usa-Islanda;
  • L'interesse americano per l'Islanda sta crescendo, non calando: l'attività dei sottomarini russi nell'Atlantico settentrionale si è intensificata negli ultimi anni e la competizione nell'Artico sta accelerando, fattori che secondo gli analisti spingeranno il Pentagono a mantenere, se non ampliare, la propria presenza a rotazione a Keflavík;
  • L'Islanda aveva già firmato un accordo su misura con l'Ue prima del voto: nel marzo 2026 le due parti avevano sottoscritto un Partenariato per la Sicurezza e la Difesa pensato proprio per un momento come questo; l'Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas lo aveva definito un accordo vantaggioso per entrambe le parti, sottolineando che "la nostra sicurezza è condivisa, così come le sfide che affrontiamo, dalle minacce russe alle infrastrutture sui fondali marini al crescente interesse cinese per l'Artico".

Adesso

  • L'Islanda seguirà probabilmente il modello norvegese: piena adesione alla NATO, cooperazione selettiva con la difesa UE su base caso per caso, e sovranità piena mantenuta su risorse naturali e regolamentazione; un assetto funzionale ma limitante, che lascerà all'Islanda un ruolo solo consultivo nella pianificazione delle capacità europee;
  • I legami nordici e bilaterali si intensificheranno per compensare: l'Islanda collabora già con Norvegia, Danimarca, Finlandia e Regno Unito sulla protezione delle infrastrutture sui fondali marini e sulla guerra antisommergibile, oltre a partecipare alle rotazioni di sorveglianza aerea NORDEFCO, canali che aggirano del tutto l'appartenenza Ue pur rafforzando concretamente la difesa europea;
  • L'Unione perde un accesso istituzionale diretto, non l'Islanda in sé: Bruxelles perde la prospettiva di avere l'Islanda come partecipante a pieno titolo in PESCO, nel Fondo Europeo per la Difesa e nella Mobilità Militare, un vuoto reale nell'architettura di sicurezza; ma le stazioni di tracciamento satellitare dell'isola, gli approdi dei cavi sottomarini e la sua rete di sensori antisommergibile in espansione restano comunque a disposizione dei pianificatori alleati, mentre Keflavík resta aperta e la catena radar continua a vigilare.

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